domenica 15 dicembre 2013

I cinesi di Prato...dopo il rogo

Prato – I sette cadaveri del rogo di Prato sono ancora un forte ricordo nella memoria. Questi la tormentano ancora, ma occorre velocemente sgomberare la mente da ingannevoli costruzioni mediatiche e buonisti flussi di coscienza per riuscire a dare una migliore lettura alla realtà.
Sono a Prato da un mese. Seguo le vicende di questa città (anche per lavoro) da più di un anno. Mi ritengo, per tali ragioni, un testimone privilegiato anche perché sono in quotidiano contatto con giornalisti, istituzioni e studiosi.
Proviamo a fare delle precisazioni importanti e segnalare errori di politici, giornalisti o esperti dell'ultim'ora che si arrogano il diritto di affermare ed imporre costrutti sociali inesistenti.

Prima bugia: da attribuire a tutti quei giornalisti (spesso non di Prato) che hanno abusato nei titoli, con orgoglio e vanagloria, della parola "schiavitù", credendosi attori protagonisti e portatori di verità.
Seconda bugia: le parole del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in un'intervista a Repubblica. "La risposta ai problemi del distretto cinese sarebbe concedere con gradualità la cittadinanza ai lavoratori stranieri".
Terza bugia: deficitari sono i controlli a Prato.

Non si può parlare di schiavitù. Con ordine: i cinesi di Prato rimangono per pochi anni. Il viaggio di andata verso la Toscana viene pagato (di norma) metà prima della partenza e metà con il lavoro in Italia. Nessuno di questi lavoratori ha intenzione di rimanere in Italia per tutta la vita, il loro soggiorno spesso dura pochi anni. Tutti sognano di diventare (e molti ci riescono) imprenditori nel prossimo futuro. La loro ultima intenzione è quella di elevarsi socialmente ed economicamente all'interno della comunità cinese.
Nessuno esige dalla città: i cinesi, infatti, non usufruiscono dei servizi e non hanno intenzione di farlo, non partecipano alla vita cittadina, non partecipano alle ricorrenze locali.
Sono perfettamente coscienti di quello che fanno...e lo vogliono fare. Non hanno nessuna esigenza (né volontà) di integrarsi. Non perché sono cattivi o diversi ma semplicemente perché a loro non interessa. Anche se lo volessero, la distanza culturale con l'Occidente è incolmabile. La lingua è un confine invarcabile, un divisorio alto e robusto che taglia dicotomicamente le due popolazioni.
È importante mettersi in testa che i cinesi vengono solo ed esclusivamente per guadagnare (giustamente). E lo fanno, italiani compresi, pienamente coscienti di affittare (ergo lucrare) vecchi capannoni industriali per produrre quella ricchezza a basso costo "made in Italy" che entra anche nel mercato italiano. In questo modo occorre aggiungere che buona parte dei soldi che i cinesi guadagnano ricadono nel territorio (nero soprattutto), altri, invece, ritornano in patria.
I cinesi, fino ad oggi, hanno agito per non sottostare alle regole (troppo macchinose, ingombranti, pesanti) ed avere mercato con prodotti di bassa qualità, di basso costo ma competitivi.
Qualsiasi repressione o prevenzione è di difficile attuazione. I controlli non mancano. Certo, avere qualche ispettore del lavoro (la richiesta del sindaco Cenni al consiglio comunale straordinario) in più non guasterebbe ma, come scovare laboratori abusivi (come quello del rogo) con annesse cucine e dormitori se le aziende cinesi hanno una vita media di due anni? Come scovarle se non esistono per il fisco? Come scovare furbetti che costruiscono vie di fuga per scappare in caso di controlli? La possibilità di esser colti in flagranza di reato è davvero bassa. I cinesi lo sanno e preferiscono correre il rischio.
Se vogliamo ancora esser cattivi, superficiali e banali possiamo perpetuare le lamentele che denunciano le mancanze di controlli. Se vogliamo continuare ad esser buonisti ed iperautocritici (patologia compulsiva solipsistica) vivremo sempre con il senso di colpa di non esser sufficientemente accoglienti.
Semplicemente, come dice il senatore Nesi (pratese doc, scrittore premio strega), non esistono soluzioni politiche a problemi economici. Il motore di ogni questione è il danaro.
Anche la soluzione proposta da Rossi risulta ridicola: ai cinesi non importa avere diritto politici o civili, interessano i profitti. La loro mente è proiettata in Cina dove ritorneranno (discorso a volte diverso per le seconde generazioni)e (soprattutto) non pretendono la cittadinanza italiana perché non rinuncerebbero mai a quella cinese. Basta vedere i dati (Ufficio statistica di Prato) degli stranieri che richiedono di acquisire la cittadinanza italiana: tutti! Tranne i cinesi.

Conclusioni. Le vere notizie sono (secondo me):
  • La palese volontà del Console cinese di Firenze Wang Xinxia di cambiare, iniziando un nuovo corso all'interno del reticolo delle regole, necessaria ad una produzione conforme alle leggi vigenti (come segnalato da Dario Di Vico).
  • Altro segnale positivo è stata la partecipazione dei cinesi (circa 500) alla fiaccolata organizzata dai sindacati. Per la prima volta i cinesi hanno partecipato attivamente ad un'iniziativa proposta da italiani. È la prima volta.
  • Ultimo vero messaggio di un principio di cambiamento è la denuncia, effettuata sotto la tutela dell'assessore alle politiche d'integrazione Giorgio Silli, alla Procura della Repubblica per sfruttamento di un clandestino cinese nei confronti del suo sfruttatore cinese.
Anche questo è accaduto per la prima volta.
Questi sono i veri segnali...il resto sono menzognere parole.


mercoledì 6 novembre 2013

Il rituale

"Ovviamente già lo conosco ma non può mancare nella mia collezione di CD e vinili". Questo è stato l'esordio mentre mettevo a fuoco la copertina.
Prato, ottobre, giornata uggiosa. La luce della giornata si intona perfettamente al mio umore. Passeggio per le vie del centro e, come al solito, entro alla Feltrinelli per comprare il mio disco ormai definito ""pratese".
Nel cestino, al piano sottostante l'ingresso, si trovano album che hanno segnato la storia del rock.
È necessario sapere:
a) 40-50 minuti potrebbe esser il tempo perfetto per fare l'amore, cuocere una torta, guardare un telefilm...per me è il tempo necessario per scegliere e comprare un album. La media è frutto di un calcolo preciso, elaborato nel corso degli anni. Se vi sembra troppo pensate che ai miei esordi di collezionatore impiegavo interi pomeriggi.
In quei pomeriggi conobbi i Cult, Siouxie and the Banshees, imparai a conoscere gli Stranglers, Bowie, i Talking Heads, ad apprezzare gli Smiths e il proto-punk. Tutti gruppi che hanno poi avuto una decisiva influenza sulla mia esistenza.
b) L'iter dell'acquisto è rigorosamente composto da due dicotomici momenti: il primo è bello, curioso, speranzoso, innovativo, paziente, dionisiaco, sorprendente, pantagruelico, analogico, implica un lungo tempo (occupa il 80% dell'intero processo) ed è definito riduttivamente "ascolto" o "ispezione".
Il secondo è drammatico, nauseante, scocciante, tagliente, sofferente, inquietante, calcolatorio, competitivo, macchinoso, apollineo, sintetico, digitale e viene incautamente definita "scelta", "selezione".
Sì...odio scegliere! Soprattutto se il budget è limitato e soprattutto se vige una ferrea regola non scritta che mi impone di non superare i 2-3 (ma deve andare proprio bene) acquisti mensili. Non esistono deroghe.
c) Di solito dopo la fase a), arrivano le nomination: seleziono 3-4 album (prima scrematura). Grandi album. Tutti allo stesso livello. Una riduzione della complessità che comporta un certo carico di stress emotivo perché, ovviamente, da paranoico-egocentrico-megalomane comprerei tutto il negozio.
Spesso, il gioco si complica.
Ad esempio, come fai a decidere tra i Genesis, i Clash e i Joy Division? Il dilemma sale e penetra nelle mura della mente. Allora confronti il prezzo, cercando disperatamente una exit strategy, una scusa, qualcosa che possa giustificare la tua scelta (manifesto processo di deresponsabilizzazione più comunemente definito "pararsi il culo").
È come se durante il giudizio universale, di fronte a Dio, tu possa dire: "Ma i Clash erano in offerta! Io...io non volevo sacrificare i Genesis..ehmm..ma Lei lo sa che ho almeno 5 album di loro? Anche quelli degli anni '80! Emh..per non parlare dei Joy Division. Ma Lei sa benissimo che sono un tipo paranoico!" Questo accade ciclicamente e matematicamente ogni santo giorno che mi reco a prendere un disco.
Torniamo a Prato. Erano le 11.20.! L'appuntamento delle 11.30 era improrogabile.
"Cazzo"! Mi sono detto: "Maledetto! Lo sai Mauro che hai bisogno di almeno 40 minuti per scegliere..cazzo ci vai a fare in negozio se hai solo 10 minuti!" Avevo di fronte Unknown Pleasure, Trespass e The Clash.
Il tempo stava esaurendo. Ho anche pesato di chiamare il mio amico Giorgio (un amico professionista delle scuse, specializzato in ritardi, negazione e rinegoziazione della realtà) per una consulenza da sottoporre al Dirigente che mi aspettava" Poi, tornato in me, ho riflettuto. Stavo perdendo tempo. Basta prorogare! È ora di scegliere!
Alla fine guardando fuori il cielo, ho ri-controllato i prezzi (tutti lo stesso...maledetta Feltrinelli) quindi, senza più alibi, ho optato per i Joy: Unknown Pleasure.
Di scatto afferro con convinzione l'album. Mi volto ed inizio a salire le scale. Senza ripensamenti porgo il CD al commesso e pago in contanti. Chiudo il sacchetto ed esco.
Come sempre succede, uscito dal negozio, svaniscono i dubbi. I ripensamenti lasciano spazio alla soddisfazione: il passo svelto e il sorriso stampato nel volto sono la prova provata di tutto ciò.
Arriva il momento dell'ascolto. Rigide premesse:
  1. se non ascolti il CD per almeno 7-8 volte non puoi giudicarlo;
  2. l'album va ascoltato tutto. Dall'inizio alla fine.
  3. Il giudizio va all'album, non alle canzoni singole. Va valutata l'interezza dell'opera;
  4. il disco va ascoltato preferibilmente in cuffia.
Giudizio.
Non servono tante parole: se sei allegro e vuoi rovinarti la giornata mettiti in una stanza buia, sdraiati, accendi lo stereo con il disco in questione e chiudi gli occhi. Ogni tua più piccola paranoia sarà amplificata all'inifitito, ti sentirai male, vorrai scappare.
Tutto questo rende questo album una reliquia. Quasi 40 minuti di echi e rumori di sottofondo riempiono le sorde, monotone e roboanti melodie delle chitarre. La fredda batteria di Morris scandisce i tempi opachi e freddi. La voce del Che Guevara della musica (come è stato definito da qualcuno) è clamorosa. Non solo profonda, inquietante, sofferente, scura, disperata, ma rappresentativa della contingenza di Manchester nel 1979 (anno di pubblicazione dell'album, il primo), del movimento culturale no-wave, del goth-rock. La copertina dell'album è un perspicace riassunto dello stato d'animo di Ian Curtis. Tutto nasce dalle onde elettromagnetiche prodotte da un attrezzo prese e piazzate al centro di uno sfondo nero. Lessi da qualche parte che il disegnatore invertì i colori dell'immagine quindi il bianco divenne nero e viceversa.
Dopo le registrazioni furono ritoccati i suoni dal produttore Hannett. Vennero addolciti ed armonizzati (prendete questi vocaboli con le pinze). Tutto ciò creò dispiacere e rabbia per ua parte del gruppo. Non per Ian Curtis che (secondo me) si autoconvinse del fatto che aveva creato un mostro di album...infatti nel giro di poco tempo ricevettero grandiose recensioni e riscossero molto successo. La profezia che si autoadempie!
L'intensità e la profondità dell'album è inversamente proporzionale alla durata della band (appena due anni di attività e due soli album) ma direttamente proporzionale al successo partorito da questa fatica (è giusto chiamarla così), un album ingordo ed avaro che ti risucchia, ma sincero.
Il chiaro preludio al thacherismo, l'epifania dello sfondamento del proto-punk.

Patologico, per gente che sta male. Voto: 9
Mauro



Pubblicato su:
http://the-social-mirror.com/2013/11/06/il-rituale-joy-division/

venerdì 2 agosto 2013

La pancia vince sempre e la fobia del Potere

"E il populino (di sinistra) ebbe la testa".
Questa è la frase con cui il mio amico Antonio Astolfi apre su FB!
Un gigante come Berlusconi vieni decapitato dalla giustizia! Ma ora, ci sono le prove. L'imputato sconterà la sua pena e sarà interdetto dai pubblici uffici...in buona sostanza non è più ricandidabile e deve lasciare il suo seggio in Senato.
Poco mi interessa ora dell'uomo Berlusconi. Più importante è capire due aspetti:
1) Le reazioni (sconsiderate a mio avviso) dei tifosi.
2) Il dato di fatto.

1) Chi esulta (non capendo la sentenza) avanti al Palazzo di Giustizia mi fa sorridere..capisco l'enfasi ed il carico emotivo ma, in questo processo, c'è ben poco da fare. La sentenza è scritta e va rispettata.
I supporter di Silvio (l'esercito di Silvio) va considerato come l'epifenomeno sociale di un'Italia che non riesce a filtrare le questioni socio-politiche dalla materia grigia. Preferisce smaltirle tutte di pancia. La dicotomica differenza tra questi organi descrive esaustivamente il differenziale che esiste tra il tifoso e il cittadino.
A quando segnali di vita? Non sarà mica colpa dei pensieri associativi?
Molto peggio quando lo sguardo scruta l'altra tifoseria (quella abituata a perdere).
Osservare gioire degli ortodossi, pseudo-moralisti frustrati, spacciatori di alte sentenze, che vedono sconfitto il loro nemico per mano altrui mi provoca conati di vomito. Io sono di diverso avviso: un nemico è un nemico! E lo voglio per me! Non lo regalo ad altri..o, quanto meno, voglio esser io a decapitarlo. I custodi della moralità invece sono antropologicamente poco coraggiosi e sociologicamente ghigliottinari. E' per tale ragione che, ancora, non sono riusciti a prendere una posizione sul tema della "GIUSTIZIA"!
L'incubo del Cav. che risorge dalle ceneri e li divora mediaticamente e politicamente (come sempre ha fatto) riaffiora ad ogni crepuscolo. Purtroppo non hanno ancora capito che sono loro a partorire l'incubo!
Il Prigioniero libero non è morto..e questa tifoseria vanagloriosa verserà ancora lacrime amare..ma è talmente stupida ed autoreferenziale che non lo capirà mai.
2) Non so se il Cav. vorrà tornare in prima persona nell'arena politica, se il PD riuscirà a risalire, se il M5S prenderà il sopravvento..una cosa è certa! Per l'ennesima volta è la giustizia italiana a sentenziare l'inizio o la fine di una stagione politica. (E questo mi fa girare le balle! Evidenzia, infatti, un'incompetenza insita in noi cittadini, noi popolo nel determinare le sorti del nostro governo. Noi non siamo in grado di governarci. Siamo talmente piccoli che il Potere ci terrorizza ed elemosiniamo aiuto ad un altro potere per poter controbilanciare le nostre fobie ancestrali).
Ora si apre una voragine! Chi occuperà quel vuoto che la sentenza si lascia alle spalle? Il processo di esaurimento della Seconda Repubblica è completato. Ora abbiamo tra le mani un feto, piuttosto bruttino e viscido perché nato in un momento infelice, segnato dalla scarsità di risorse e dalla crisi, è stato nutrito a rate..ma è nato! Un nuovo prototipo, un giocattolo nuovo che farà innamorare (di nuovo) una parte di italiani e scatenerà l'odio per gli altri perpetuando la logica dello scontro.
The show must go on!  

martedì 2 luglio 2013

Toglietemi tutto, ma non il mio partito!

Dopo alcuni mesi di governo di larghe intese ho capito una cosa: non siamo in grado di fare la larghe intese! Nè la grandi imprese!
1) Ieri Monti ha provato a chiedere un "contratto scritto" con tempi e punti da condividere nella larga e strana maggioranza. Bella idea, peccato sia arrivata con preciso ritardo, a situazione compromessa.
2) Il voto della Santanché alla vice-presidenza della Camera è l'ennesimo esempio. Ogni parte (partito) è eccezionale a fare i conti in casa altrui. In questo caso (nonostante il personaggio abbia un profilo poco adatto a ricoprire un ruolo di garanzia...più che un falco è un avvoltoio) il PD ha sbagliato a non votare la deputata PDL preferendo lasciare il bianco della scheda. Con queste il PD continua la quotidiana pratica sadomaso che consiste nel pugnalare il proprio Presidente del Consiglio fino allo sfinimento senza però ucciderlo...altrimenti, poi, chi si assume la colpa?
3) Cito ma evito di trattare l'argomento F-35.

Letta, in difficoltà dal giorno prima della formazione del Governo, continua ad esser in ombra. Il suo Governo è immobile, pietrificato dal perenne conflitto di dichiarazioni roboanti dei parlamentari (ovviamente di maggioranza) stanchi, malpancisti, nauseabondi che occupano le prime pagine dei giornali.
Ora, nessuno vuole costringere coercitivamente i parlamentari al silenzio di matrice grillina, ma è necessario dare una sterzata.
I "coraggiosi" falchi del PDL, i duri e puri (che sono i peggiori perché si nascondono sotto falsi moralismi) del PD, l'indecisione renziana (alimentata dalle dichiarazioni dei giovani turchi e di baffino), gli apolidi di Scelta Civica disintegrano, giorno dopo giorno, l'esecutivo di Letta. In parlamento è quasi ovvio che ci siano scontri di interessi. Purtroppo non sono capaci di guardare ai bisogni della Nazione intera perché troppo impegnati agli equilibri e poco avvezzi al rischio!
La politica del rinvio andrà di moda! Anzi: è di moda!
Non ce l'ho con loro...o almeno non più di tanto!

L'Italia arretra sempre più e di fronte a questo scempio abbiamo una nazione intera che continua a tifare una parte piuttosto che comprendere la necessità di un armistizio (magari anche armato) per uscire da questo tunnel. L'interesse nazionale non prevale su quello di parte! Mai! Mai una volta e questo mi manda in bestia!

La colpa peggiore è dei giovani! Sì, di quelli che si ostinano a tifare ed urlare fideisticamente per una parte augurando l'eliminazione dell'avversario anche attraverso il sacrificio umano (ovviamente ritualizzato e spero sia divenuto un nuovo precetto apotropaico) del proprio Presidente. Non c'è niente di male ad esser di parte. Amo chi è di parte. Ma ci sono dei momenti in cui l'interesse personale va messo via. In tanti sono quelli che non capiscono quest'ultimo passaggio.
Ecco questi sono i più rincoglioniti: infatti non hanno interessi da difendere (in quanto giovani sono in buona fede...infatti non hanno un cazzo in mano), sono ingenui, non hanno un lavoro, quando lo troveranno guadagneranno meno della metà dei genitori, non avranno una pensione, saranno indipendenti a 35 anni e credono ancora in qualche surrogato ideologico rimpastato da Ezio Mauro o Marco Travaglio.
Come faccio poi ad incazzarmi con i parlamentari quando i primi coglioni siamo noi?

Se proprio si deve, parliamo, almeno, di sfiducia costruttiva per favore?

venerdì 21 giugno 2013

#Lovefunding: Mission complete

Cari amici,
 sarò breve.
Volevo solo ringraziarvi per il vostro sostegno (economico, morale, psichico).
L'obiettivo è stato raggiunto: 288 euro! Che sommati ai miei 100 fanno 388!
Non so come ringraziarvi
Vi abbraccio tutti!

Mauro

giovedì 13 giugno 2013

Aggiornamento n°2 #lovefunding: ci siamo quasi...

Buongiorno ragazzi,
 l'esperienza del lovefunding si sta per concludere. Non finirò mai di ringraziarvi per tutto quello che avete fatto. Il merito è tutto e solo vostro.
Vi ringrazio per aver donato ma vi ringrazio anche per aver condiviso e divulgato il folle progetto di raccolta fondi. La "colletta" ha visto molti partecipanti con donazioni di vario genere. Dall'ultimo aggiornamento (risale a qualche giorno fa) abbiamo superato il 250 euro (sempre escludendo i miei 100 euro promessi).
Diciamo che ci siamo quasi. L'obiettivo minimo di 200 euro è stato raggiunto in meno di una settimana, ora  raggiungiamo i 300! Solo in quel momento chiuderò la campagna! :-)
Aiutatemi a mettere fine a questa operazione! ;-)

Vi ricordo ancora che:
1) ritwittare, condividere, commentare (anche più volte) il post (sia sul blog che nei social network) è di vitale importanza. Diamo visibilità ancora alla breve lettera  motivazionale http://parolesanteblog.blogspot.gr/2013/06/lovefunding.html

2) donare (una cifra simbolica che io ho quantificato in 5-10-20 euro) direttamente nella carta di Maria Rosaria Fabbri n° PostPay: 4023600576261632; questo è il codice fiscale: FBBMRS88S46E388S.

Il Blog ha superato le 1600 visite, questo significa che la lettera sta ancora girando...continuiamo...serve l'ultimo sforzo.
In realtà...volevo ringraziarvi per un'altra cosa (molto più importante):
 è tornato il sorriso a Maria!

Grazie ancora!

Mauro

venerdì 7 giugno 2013

Aggiornamento n°1 #Lovefunding

Buongiorno a tutti,
 le prime parole voglio utilizzarle per ringraziare tutti quelli che mi hanno sponsorizzato in questo folle progetto di lovefunding. Ero molto titubante e timido ma gli immediati commenti di stima e vicinanza mi hanno dato una forza incredibile.
Fatto i dovuti ringraziamenti vi ricordo come potete aiutarmi, ci sono due modi:
1) ritwittare, condividere, commentare (anche più volte) il post (sia sul blog che nei social network). Insomma...dare visibilità alla lettera http://parolesanteblog.blogspot.gr/2013/06/lovefunding.html

2) donare (una cifra simbolica che io ho quantificato in 5-10-20 euro) direttamente nella carta di Maria Rosaria Fabbri n° PostPay: 4023600576261632; questo è il codice fiscale: FBBMRS88S46E388S.
Finora il Blog ha ricevuto circa 1000 visite in 3 giorni (e sono tantissime)! Pensate che da quando ho timidamente aperto il blog ne avevo accumulate in totale 800!
Dall'ultimo controllo effettuato ieri pomeriggio nella carta sarebbero stati donati circa 90 euro* (esclusi i miei 100). Siamo già a metà dell'opera. Continuiamo così!

Non dimenticate, però, che ho ancora bisogno del vostro aiuto, del passaparola, del "mi piace", della condivisione continua. Solo in questo modo riusciremo a raggiungere l'obiettivo!
Grazie ancora!

Mauro

* mi scuso per la foto poco leggibile.


martedì 4 giugno 2013

LOVEFUNDING

LOVEFUNDING

Sono Mauro e sono a Creta da 20 giorni. Progetto Leonardo. Questo mi terrà impegnato tutti i giorni fino ad agosto. Sono fidanzato con Maria. Non pensavo che la distanza fosse un problema, in fondo abbiamo internet, il cellulare e gli sms. Mi sono ricreduto, mi manca davvero. Le distanze non si colmano con un tweet, whatsapp non sostituisce un abbraccio affettuoso.
Maria lo sa, infatti ha già comprato il biglietto per raggiungermi. Partenza il 9 luglio da Ciampino, ritorno il 16!
Maria, studentessa, lavora saltuariamente in un ristorante, cameriera. Facendo i doppi turni nei weekend di giugno, secondo i suoi piani, dovrebbe riuscire a mettere da parte 300 euro necessari qua a Chania, per il vitto, l'alloggio e gli spostamenti.
Nel frattempo preparerà gli esami come tutti gli studenti nei mesi degli appelli.

È notte fonda a Chania e non riesco a dormire. Anche oggi Maria ha lavorato facendo, anche, il doppio turno. "Meglio!" - mi ha detto ieri su Skype - "Così raccolgo prima questi soldi". Però è successo un fatto molto spiacevole: si è fatta male, un taglio, un brutto taglio...profondo...ha perso sangue...molto. Ospedale...radiografie...classici rituali rassicuranti e vicendevoli tra paziente e medico...ma non sembra esser molto grave. Invece no! Da Creta, con mille difficoltà, vengo a sapere che la stanno operando! È sempre più tardi ed ho sempre meno sonno.
I successivi sviluppi tardano ad arrivare. Odio la connessione quando non è stabile, odio il costo delle chiamate all'estero, odio la lentezza degli SMS usati come chat...odio il credito che termina nel bel mezzo della notte...odio la lontananza. Finalmente arriva un SMS.
Ora Maria sta bene (o almeno così pare) e deve solo riposare. Passate le ansie e le paure notturne rimangono le ferite...e sopraggiungono le razionali domande diurne...con il conseguente sconforto.

Più del dolore post-operazione, fa male (molto) sapere che non può più lavorare ergo trovare i soldi per venire da me! Ora siamo un po' tristi. Ad oggi io e Maria non possiamo vederci.

È per questo, cari amici, che vi propongo una cosa, che non ho mai fatto prima per una causa del genere: vi chiedo una mano. Io voglio comunque regalare questo soggiorno a Maria. Lo faccio per lei quanto per me! Facendo un tirocinio sono impegnato tutto il giorno e dubitando fortemente nelle mie capacità di imparare il greco in una settimana, mi è praticamente impossibile trovare lavoro qua.

Ma noi ci amiamo! È per questo che vi chiedo di aiutarmi. Come?
L'unica cosa che mi viene in mente, questa notte, è: prendere un pezzo di carta; prendere una penna; segnarsi questo numero PostPay: 4023600576261632 e questo codice fiscale: FBBMRS88S46E388S; metterlo nel portafoglio (vicino ai soldi); andare alle poste o al tabacchi e donare 5 euro o 10 euro o 20 euro al numero del conto segnato precedentemente. È una cifra simbolica che (spero) porterà felicità. Questa operazione avrà il nome di "Lovefunding". Non saprò mai chi e perché donerà, spero solo di raggiungere l'obiettivo. So che questa alzata di ingegno non piacerà molto a Maria (in quato molto orgogliosa) ma lo faccio comunque!
Non è uno scherzo e lo faccio perché Maria lo merita.
Da partre mia dividerò le spese con lei (quando verrà) ed inoltre metto sul piatto un piccolo risparmio che ho a disposizione come quota di partenza: 100 euro.
Se riusciremo nella sfida documenterò (connessione permettendo) la permanenza cretese di Maria con foto, commenti, e post dal mio blog rilanciati su twitter e facebook.
Non avendo altre soluzioni a portata di mano, qui a Creta, vi chiedo di aiutarmi...se potete e se volete.

Grazie. Mauro. :-)

domenica 21 aprile 2013

LE PAGELLE DOPO LA RIELEZIONE DI RE GIORGIO

NAPOLITANO: voto 8. 
Unico orgoglio italiano. Unico riferimento italiano per l'Europa e il mondo. Ha ricevuto i complimenti dal Papa e da Obama...questo basta per capire di che pasta è fatto. Si assume la responsabilità ancora e avrà il compito di tenere dritta la barra (perché il parlamento non è in gradi di farlo). Per fortuna c'è il saggio Re Giorgio.
RODOTA': voto 4.
Poteva fare il presidente uno che si è fatto strumentalizzare in quel modo da Grillo? Persona saggia ma con poco carisma.
GRILLO: voto 4
Bravissimo nella comunicazione, pessimo nella politica. E' il capo-popolo più in forma...ma la politica è anche altro. E' riuscito a strumentalizzare uno come Rodotà facendo leva sulle ferite della democrazia cercando e riuscendo di allontanare ulteriormente i cittadini dalle istituzioni (chiaramente a suo beneficio). Peccato che è un leader a cui non piace sporcarsi le mani (non si candida). Bravissimo con le parole: oggi ha addirittura fatto un passaggio mettendo in cattiva luce l'episodio dello scambio della borraccia (tipicamente ricordato come gesto di solidarietà tra due parti nettamente contrapposte, non solo un simbolo di sportività ma un simbolo di unione nazionale) tra Coppi e Bartali come se il gesto tra i due corridori, rappresentanti del cleavages della prima repubblica (asse DC-PCI), siano assolutamente vecchi e superati. Apprezzo l'azzardo ma mi spaventano le conseguenze. Esagera ed è pericoloso.
BERSANI: voto 2
Nonostante i miei sforzi intellettivi non riesco a trovare una sola cosa buona fatta dallo smacchiatore negli ultimi 2 mesi. Peccato, in fondo è un brav'uomo! Purtroppo si è circondato ancora di uomini che ragionano con logiche d'apparto.
RENZI: voto 5
Non ha grandi colpe. Quando ha voluto contarsi lo ha fatto correttamente, dichiarandolo prima. Non ha avuto bisogno di franchi tiratori ma nella sconfitta di Prodi c'è anche lui con i suoi 50 grandi elettori. Ora deve esser bravo a ricomporre i cocci e prepararsi per la finale.



mercoledì 27 febbraio 2013

La solitudine dello smacchiatore di giaguari

Io accettai la sconfitta annegando l'ottusità del popolo della sinistra nelle righe di un articolo in questo blog. Parlo delle primarie di novembre: io, infatti, sostenevo Renzi.
Da ieri, invece, abbiamo la certezza del fallimento antropologico del modus pensandi dell'attuale classe dirigente del PD e della sinistra in generale. La loro tristezza mascherata da false simpatie, da pseudo ritocchi emotivi ai candidati, dalle prevedibili battute, da banali torpiloqui elettorali è emersa con uno schiaffo roboante dalle urne.

Il suicidio del PD. (capitolo 1)
Perdere 6-7 punti nel giro di due mesi contro un cadavere ed un urlatore di piazza non è impresa facile. Il bacillo della sfrontatezza e l'arroganza delle finte primarie (in cui Renzi è stato addomesticato in tutti i modi con regole e regoline create ad hoc) ha mostrato tutti i suoi punti deboli. I castelli di carta (a sinistra) non reggono.
Gli errori non sono stati solo del PD ma di tutta la sinistra, quella sinistra vecchia, maleodorante, prevedibile, spenta, scarsamente empatica e in bianco e nero. Non c'è più spazio per dichi figlio delle dichiarazioni di Fassina, dei Giovani Turchi, del partito Repubblica, della Finocchiaro, di Stumpo, della Camusso, della CGIL. L'Italia non vuole questa mentalità, questa antropologia d'uomo, non vuole mezzi leader come non vuole quel rigore di stampo europeocratico cieco ed oltranzista.

Neanche Renzi fa i miracoli. (capitolo 2)
Ora la sinistra è spiazzata dal risultato elettorale. Non ha più nulla con cui difendersi, è nuda, isolata e destabilizzata. Cosa pensa di fare ora? Semplice invocare l'aiuto dell'unico vero leader che parla alla gente e che riempie piazze e teatri come Grillo. Ma tutti sapevano (anche prima delle politiche) che Renzi avrebbe vinto le elezioni a mani basse e che non avrebbe permesso lo scorazzamento libero delle cazzate di Silvio (per l'ennesima volta unico, risorto per la terza o quarta volta) o degli appelli politici di un comico. Ci rendiamo conto che il nuovo guru della politica è Casaleggio?


Purtroppo è troppo tardi: ora Bersani ha in qualche modo una maggioranza ed è costretto a trovare l'intesa per varare due o tre leggi come la riforma elettorale per poi tornare alle urne. Ma con chi? Se va con il PDL (si griderà all'inciucio) appena si torna a votare Grillo prenderà il 40%. Se riuscirà con il M5S non potrà rivendicare nulla perché saranno i grillini a farlo. Il PD è contaminato ed infetterà (almeno ora) chiunque si avvicinerà.

Occorre giocare e non stare sempre in difesa. (capitolo 3)
L'apparato ha fatto una brutta figura. E' il primo partito d'Italia sia per numeri che per tristezza. E' il partito vincitore sconfitto. Per giocare una partita seria allora occorre rivoluzionare partendo proprio dall'odiato apparato. Renzi deve avere gli strumenti per poter vincere ma la goleada da subire sembra inevitabile. Occorre perdere con onore: via tutta la segreteria del partito! Via Bersani (forse il meno colpevole) via i giovani turchi, via i segretari regionali che hanno composto le liste praticamente a loro piacimento (pensavano mica che l'Italia avrebbe abboccato alle finte parlamentarie!). Cambiare mentalità: più coraggio, meno conservatorismo, serve una mentalità diversa, una mentalità che riesca a comprendere le logiche degli elettori di Grillo e di Berlusconi senza ripiegare con scontate, vetuste inquisizioni rivolte all'elettorato italiano o ai metodi propagandistici e demagogici di due grandi comunicatori come Grillo e Berlusconi. E' il PD che non riesce ad attrarre quei voti, si chieda il perché.




martedì 12 febbraio 2013

La frustrazione galoppante di chi deve chiedere il permesso per dire "culo" in tv (Sanremo)

Sfogo immediato di Maria sulla Litizzetto a Sanremo. Il tutto via chat...in diretta.


E' anche simpatica 
ma ci sono tempi e durata in cui parlare
e in che modo.

Iniziare volendo fornire (in modo mal riuscito) un'immagine poetica con Fazio seduto in un gradino in posa da cantastorie poetico, ricordando Verdi e subito dopo far entrare la Litizzetto che ostenta di non aver freni è disgustoso. 
Sempre lei!

Parlando di politica più di quanto faccia Pannella in radio alle sei del mattino con atteggiamento ampiamente e volontariamente goffo, da bambina capricciosa. Diciamocelo, può essere un atteggiamento divertente e se vuoi anche seducente...ma su una donna di quella età, in quel contesto, stona un po'.
"Merda"? "Cacca"? "Maroni"? Ma dove crede di essere?
Ma cosa crede di presentare?
Con la voce volontariamente acutizzata.
Capisco che la firma di un autore è il suo stile e ciò che lo rende famoso e che il suo evolversi (che sia musicista attore, poeta ecc) sia distinguibile per quella sua 'FIRMA' è giusto...ma qui non evolve nulla.
E' solo un tentativo malriuscito di puntare su ciò che l'ha fatta arrivare li, cadendo in una ridicola e imbarazzante ostentazione.

62 anni di storia: il Festival per cui ci si radunava in un salotto di casa con tv, tutti in silenzio affascinati, incantati, ammirati e commossi dal palco, dall'evento, dal Morandi, dalla Mina, Pavone o Celentano del tempo. 
Sanremo non è stato reso famoso solo dai cantanti, ma dall'atmosfera di cristallo che emanava. Tutto questo, in questi ultimi anni, per la furia di innovare e di introdurre contenuti, si sta sempre più perdendo. 

Tristezza.

sabato 9 febbraio 2013

Il fondi studenteschi e la mancanza di trasparenza alla Carlo Bo

Il nostro progetto presentato all'Università degli Studi di Urbino Carlo Bo è morto.
Ho aspettato un giorno in più per capire effettivamente cosa fosse accaduto ma ora ho tutto chiaro ed ho tutte le informazioni necessarie per denunciare quanto accaduto durante la riunione per l'assegnazione dei fondi "rimanenti e non assegnati".
La commissione fondi del Consiglio degli Studenti (composta da alcuni studenti nominati dal CDS) ha deciso che il nostro progetto (cineforum e conferenze su temi sensibili ed attuali come l'amnistia) ed i progetti di altre associazioni culturali (che prevedevano anch'esse cineforum, partecipazione alla festa del giornalismo, conferenze sul tema dell'Europa, delle carceri, dibattiti ecc) non sono sufficientemente interessanti, validi, culturalmente rilevanti. La maggioranza della Commissione composta dai ragazzi del nuovo soggetto politico CUSPIDE (in realtà è un cartello elettorale) ha deciso che vale di più una mera festicciola (a pagamento, tra l'altro) che tutte queste iniziative. Ecco dov'è lo scandalo:
1) ci sono dei criteri di valutazione, nel bando, come la gratuità, l'aspetto culturale, la partecipazione, l'interesse
scientifico-culturale che sono stati completamente elusi. Uno schifo. Un atto di una maggioranza evidentemente ignorante che non riesce a comprendere (o non vuole comprendere) i diversi significati culturali delle iniziative. La nuova maggioranza (molto amica con l'associazione Confederazione degli Studenti) ha deciso di premiare, guarda il caso, proprio progetti di associazioni legate alla maggioranza stessa e quello di Confederazione. Devo dire la verità: parliamo di realtà associative che non esistono. In realtà sono surrogati di associazioni. Queste non fanno niente per gli studenti se non organizzare eventi che abbiano un tornaconto personale o politico. Alcuni consiglieri, credo di minoranza, hanno
tenuto un profilo professionale ed obiettivo valutando e premiando i progetti a prescindere dal nome dell'associazione che li presentava (come sempre è accaduto cioè nel piena della trasparenza, come ogni cosa dovrebbe avvenire). Dispiace vedere queste logiche spartitorie tipiche dei nostri padri ripercuotersi anche tra ragazzi universitari. Questa classe (che sarà classe dirigente di domani) ha già il seme della hybris e il perpetuare di queste pratiche contamino l'ambiente circostante. Un ambiente che era stato bonificato da simili e spavalde manovre compiute negli anni passati dall'associazione Confederazione che (i verbali sono ancora disponibili) avendo la maggioranza in CDS assegnava alla propria associazione il 94-98% delle risorse disponibili per organizzare quella famosa festa che ripropone tutti gli anni.   
2) Lo stesso bando (clamorosamente riaperto, una pratica mai verificata prima, un precedente storico vergognoso sostenuto con atti falsi* e permesso, spero ingenuamente, dall'amministrazione) aveva escluso per vizi di forma (mancanza di firme a sostegno del progetto) proprio Confederazione. Dopo quanto accaduto, vedere che questo ammasso di ignoranti (non trovo termine più adatto) galvanizzarsi per quanto accaduto mi fa sorridere. Infatti tutto ciò esprime la pochezza intellettiva di queste giovani promesse della politica che sottostanno a queste logiche abominevoli. Il loro pavoneggiarsi evidenzia la volontà di rimarcare il loro potere (ridicolo tra l'altro) come fanno gli animali quando si sentono insicuri avvalorandosi della forza del gruppo

* Il Presidente del CDS ha proposto di riaprire il bando senza sentire la Commissione fondi (non esiste nessuna richiesta e nessun verbale, nessun protocollo agli atti) e senza il parere del CDS, o meglio con un fittizio parere di un CDS mai riunitosi. Il tutto è avvenuto con una falsificazione di atti pubblici. 

domenica 20 gennaio 2013

Un bel vaffanculo ai nostri "padri"

Ecco cos'è che mi angoscia. Non la disoccupazione giovanile.
Parlo di grave e profonda crisi sociale prima che economica. Soggetto: i giovani (termine vanaglorioso, usurato, abusato e stuprato).
Capita di sentirsi dire che il paese è nelle nostre mani! Basta con queste stronzate. non abbiamo e non abbiamo mai avuto alcun potere decisionale, neanche su nostre questioni (università, diritto allo studio, istruzione...). Sono stati altri a decidere per noi. le conseguenze sono ben riassunte nell'articolo del Corriere della Sera. Perché non esiste un padre coraggioso pronto a dire:"Sì, figlio mio, non comandi un cazzo. Non hai mai comandato e difficilmente lascerò a te questo potere. Perché lo voglio io e non lo lascio. Ve lo dovete conquistare. Sei in una situazione difficilissima esclusivamente per colpa mia ma nonostante tutto il potere non si cede. Si conquista!"
Il peso numerico dei "giovani" è ridotto ai minimi termini (purtroppo ci sono più anziani e le nuove coppie di trentenni non possono permettersi, nonostante lo vogliano, un figlio) e quello politico (che ne consegue) è ancor più ridicolo. Aggiungi anche una buona dose di frustrazione. L'ultima (fresca fresca) riguarda la possibilità (l'impossibilità) di far votare gli erasmus! Ma non era un diritto-dovere? Eppure credo di averlo letto da qualche parte! 

Comunque reputo tutto ciò assurdo! Cioè inverosimile, cioè un fenomeno inspiegabile e masochista: in sintesi negare il voto alla migliore risorsa giovanile (istruita, con esperienza all'estero, conoscenza di lingue straniere ecc..) italiana è da assassini! Sì, uccidono il nostro futuro e quello è il termine appropriato.
Ecco, ora, cosa devo aspettarmi da questo paese? Lo guardo, gli sorrido, lo sfioro, lo ascolto e poi cerco di capire. Mi guardo intorno. Oh, quindi a febbraio si vota per le politiche! Sì ma...cosa devo aspettarmi da una campagna elettorale che di nuovo ha solo un comico prestato alla politica e un magistrato che non sa cos'è la comunicazione politica!
Il leader più giovane ha la dentiera.
Ecco..sono un po' preoccupato..oltre che stanco, non della situazione, ma dalle cazzate con cui i nostri "padri" si sono riempiti la bocca per anni (con una particolare intensificazione del fenomeno negli ultimi 3-4 anni).
Sì, esiste una questione giovanile ed esiste un grave, profondo e ben strutturato conflitto generazionale.
Nel frattempo vi ringraziamo anche per il debito pubblico che ci avete lasciato. Vi ringrazio con un bel v
affanculo!

http://www.corriere.it/politica/13_gennaio_20/giovani-astensionismo-primo-partito-buzzi_bb8d8a8a-62d3-11e2-b1d5-38c6a83a1ea2.shtml

sabato 19 gennaio 2013

Renzi e Nietzsche

Ad un mese e mezzo dalle primarie ho potuto riflettere molto. I toni di questa campagna elettorale mi hanno aiutato a capire le motivazioni che si ponevano come basi per il mio innamoramento al fenomeno e personaggio Renzi.

Oltre ai contenuti (non sempre innovativi o di avanguardia*), ai temi, agli scopi politici ecc. risiedeva altro. Qualcosa che mi colpiva. Mi ricordo benissimo la "Leopolda" del 2012 (ed anche quella dell'anno precedente). Mi ricordo la tensione emotiva, gli scroscianti applausi, le roboanti ovazioni, i convinti sguardi dei sostenitori. Mi ricordo il fiato sospeso nell'attesa del lancio emotivo per i sostenitori a poche settimane dalle primarie. Insomma, c'era qualcosa in più dei calorosi appelli al voto, al coinvolgimento che potevamo avere sulle tematiche programmatiche.

Oggi, nel vedere le strategie comunicative di Bersani, capisco perché avevo riposto tanta fiducia in Matteo Renzi. Lo comprendo appieno e in soccorso piovono dal cielo alcune letture che mi hanno riportato pensieri lontani, sedimentati nei meandri più profondi della mente che mi hanno permesso la comprensione. Eppure era tutto così facile, così evidente.

In particolare è stato Nietzsche che mi ha fatto pensare. Il grandissimo pensatore tedesco è riuscito a rispolverare alcuni concetti fondamentali, qualcosa richiamato anche da altri filosofi, altre culture, altri scienziati.

Il sì alla vita, la giusta spregiudicatezza, la volontà (di potenza?) a scardinare un sistema malato, opprimente, ingiusto. Ecco cos'era! La forza e la tenacia (ma sopratutto il coraggio) a ribaltare le regole obsolete e boriose dell'apparato. Proprio quel mezzo che per molti diviene fine. Ribaltare tale concetto era insito nelle parole di Renzi, era insito nell'anima del fiorentino. Appunto: si è strumento o nemico del partito o del potere. Lo slancio vitale di Renzi era percepibile a pelle. Il sì alla vita era chiaro, nitido, netto. La sua volontà a guardare (a testa alta) verso il futuro, proiettava tutti verso un viaggio che abbracciava di diritto il futuro.
Coraggio cavalleresco. Vento sulla pelle. Responsabilità di una sfida a duello contro un mostro che andava combattuto e che solo lui poteva sconfiggere. (Il mostro non era certo Bersani ma una mentalità sedimentata in una società inerme e gerontocratica).
La sua candidatura andava letta come un sacrificio necessario. Dalle sue ceneri sono caduti alcuni mostri (Veltroni, D'Alema solo per citarne alcuni) e sono nate passione e voglia di fare politica, di occuparsi della cosa pubblica.

Questo ha trasmesso ed è per questo che la sua sconfitta oggi brucia più di prima. Un sogno svanito e disgregato nelle tenebre di un'incubo perfettamente coincidente alle politiche 2013. Umano, troppo umano.



* Parlava di asili nido come Giddens negli anni '90 (come ha ottimamente puntualizzato Carlandrea Adam Poli sul "Termometro politico", parlava di forza maggioritaria del PD come Veltroni, temi ambientali tipici degli anni '90-2000 ecc.

Se avesse vinto Renzi by A. Campi



Se avesse vinto Renzi…


Sono contento di ospitare sul mio blog il post di Alessandro Campi. Una riflessione su Renzi. Cosa sarebbe stato? Sono convinto che l'Italia abbia perso una grande occasione per un vero rinnovamento, un cambio di passo, una ripartenza, un'Italia diversa..l'Italia ha scelto diversamente (anche se fu una scelta condita da strane regole, strane campagne in un percoro poco chiaro..ed anche con qualche broglio..vedi Napoli).

di Alessandro Campi
La verità è che se Renzi avesse vinto le primarie non avremmo avuto lo spettacolo – che non è nemmeno noioso, ma sconfortante – cui invece ci tocca di assistere quotidianamente, e che ci accompagnerà sino al giorno del voto e forse anche oltre. So bene che un’affermazione del genere, non potendo essere verificata empiricamente, lascia il tempo che trova. So anche che a molti – soprattutto nel Pd – un simile pensiero non piace per nulla, perché se rispondesse al vero dovrebbero ammettere di aver sbagliato tutto. E so ancor meglio che quanto sto per scrivere risulta perfettamente inutile, una mera esercitazione, dal momento che la politica – come la storia – non si fa con i “se” e con i “ma”.
Ciò non toglie che uno possa lo stesso divertirsi, o magari prendersi una minuscola rivincita politico-intellettuale, e sostenere – senza che nessun possa smentirlo, col rischio anzi che gli si debba dar ragione sul filo del buon senso – che se Renzi avesse vinto, e Bersani avesse perso, Berlusconi non sarebbe riemerso dalle catacombe, Monti non si sarebbe candidato e la Vezzali avrebbe continuato a fare la schermitrice, Fini sarebbe definitivamente scomparso dalla scena, alla notizia della candidatura di Ingroia ci saremmo fatti tutti una bella risata, Grillo si sarebbe trovato al 5% dei consensi, la Lega di Maroni non sarebbe tornata a ricattare la destra (e l’Italia) con le sue ubbie secessioniste, Tremonti non sarebbe ricomparso sugli schermi con la sua faccetta antipatica e saccente, ecc. ecc.
Insomma, sarebbe stata un’altra partita, se il sindaco di Firenze avesse assunto lui la guida delle truppe di sinistra in vista della elezioni. Tutti gli altri – a valanga – si sarebbero dovuti attrezzare, e di gran corsa, nella scelta degli uomini e del personale politico. Altro che la parvenza di rinnovamento cui abbiamo assistito in queste settimane! Hai voglia a mettere facce nuove (ad esempio nel Pd) se poi le idee dei quarantenni bersaniani sono antidiluviane. Hai voglia a invocare la società civile (nel caso di Monti) se poi ti trovi a dipendere dalle alchimie e dalle furbate tattiche di due vecchi marpioni della politica. Hai voglia a promettere volti nuovi (nel caso del Pdl) se poi il problema è quello di trovare un posto ai soliti impresentabili alle prese con inchieste e processi.
Per non dire poi delle assurde geometrie pre- e post-elettorali che la vittoria di Renzi ci avrebbe risparmiato. Con quest’ultimo si sarebbe riproposto una schema sanamente bipolare: destra da una parte, sinistra dall’altra. E quest’ultima si sarebbe mossa in una logica sanamente maggioritaria, andando a pescarsi i voti anche oltre i suoi confini naturali. Accade invece che la sinistra di Bersani (quella uscita vincente dalle primarie grazie alla forza degli apparati), se da un lato ha riproposto con orgoglio le sue antiche radici ideologiche, dall’altro si è data come orizzonte ultimo quello di stringere un accordo di governo – quale che sia il risultato delle urne – con il centro di Monti. La formula è quella dell’intesa tra “progressisti” e “moderati”, che sembra tanto una versione in sedicesimo del vecchio compromesso storico, senza però che ci siano più grandi forze di massa capaci di rappresentare la maggioranza assoluta del Paesae, com’era il caso del Pci e della Dc. Ma non basta, questa stessa sinistra che guarda strategicamente al centro (nella convinzione, evidentemente, di non avere sufficiente forza politica, al di là della eventuale forza parlamentare, per guidare un Paese complicato come l’Italia), ha scoperto strada facendo di dover fare conti che già si annunciano assai salati non solo e non tanto con la sinistra ecologista-libertaria di Vendola, ma con la sinistra manettara, giustizialista e barricadiera che nel frattempo si è aggregata nel cosiddetto “partito dei giudici”.
Insomma, la sinistra si allea col centro essendo comunque alleata di una sinistra radicale che col centro non vuole stare. Mentre dall’altra parte, per completare il quadro, abbiamo una destra (quella leghista) che è tornata ad allearsi ma solo per convenienza con la destra berlusconiana, la quale dal canto suo punta a sconfiggere il centro (con l’aiuto momentaneo della Lega) più di quanto non intenda sconfiggere la sinistra per poi tentare con quest’ultima un accordo di spartizione grazie al quale Berlusconi conta di finire al Quirinale. Insomma, che casino! E quante inutili complicazioni tattiche!
Ma con Renzi candidato premier sarebbero stati diversi anche il clima della campagna elettorale, i toni e i contenuti di quest’ultima. Ci saremmo risparmiati le comparsate televisive, al limite dell’overdose, del Cavaliere, le sue bugie seriali e i suoi numeri da avanspettacolo. Ma ci saremmo risparmiati anche Bersani che prima fa quello di sinistra e promette (o minaccia) la patrimoniale, poi si accorge che così si perdono le elezioni e fa mestamente marcia indietro, senza farci capire (sino ad oggi) che cosa voglia davvero. Ma ci saremmo risparmiati, ancora, il povero Vendola che pur di apparire tranquillizzante agli occhi degli elettori arriva a dire che nell’agenda del governo a venire non chiederà che si discuta e si decida sui matrimoni e le adozioni gay. E dunque ci si chiede che cosa ci stia a fare Vendola in politica, visto che non sono certo le sue ricette economiche quelle che un futuro governo guidato da Bersani potrà prendersi il lusso di attuare (l’Europa, come sanno anche i sassi, non lo permetterebbe).
Se Renzi avesse vinto invece di stare qui a parlare, ogni giorno, di Ruby Rubacuori e dei processi del Cavaliere, del pericolo del comunismo, del pericolo del populismo, del pericolo della tecnocrazia, di quanto la televisione condizioni gli elettori o di quanto la Merkel influenzi la nostra economia, forse avremmo parlato di programmi, proposte e ricette, insomma di cose concrete, sulla base delle quali decidere responsabilmente chi votare, invece di votare ancora una volta “contro” qualcuno.
Ma non è andata così. Il Pd non ha avuto il coraggio di cambiare, ha vissuto la sfida di Renzi come una minaccia e una provocazione. Il suo vertice si è chiuso a riccio, avendo nel frattempo maturato il convincimento che la vittoria alle urne fosse cosa fatta. Si è dato Berlusconi per morto, si è evitato di modificare la legge elettorale (quanto faceva comodo incassare un cospicuo premio di maggioranza!), si è umiliata la componente renziana e liberal-riformista oltre ogni accettabile limite al momento di fare le liste e adesso eccoci qui. Con Bersani e il Pd che cominciano ad avere paura e che vedono materializzarsi dinnanzi a loro il fantasma del povero Occhetto e della sua “macchina da guerra” all’epoca giocosa e perdente, e che dunque tentano goffamente di reclutare Renzi perché ci metta la faccia durante la campagna elettorale; con il Cavaliere che recupera consensi e che si diverte come un pazzo all’idea di vendicarsi di chi l’aveva dato per spacciato; con Monti che doveva spaccare il mondo e che invece dovrà accontentarsi, se gli andrà bene, di fare da stampella alla sinistra (e forse non farà nemmeno il ministro, figuriamoci il Capo dello Stato); con la Lega che insegue il miraggio della macroregione del Nord grazie al patto scellerato che ha sottoscritto con il Cavaliere; con Grillo che minaccia a sua volta sfracelli una volta entrato in Parlamento con i suoi volenterosi Signor Nessuno.
E tutto questo sapendo che si giocherà una partita il cui risultato in realtà è già stato scritto. Sapendo cioè che al Senato finirà con il famigerato pareggio e che dunque nascerà un governo politicamente zoppo o comunque fragile, frutto di un accordo tra sinistra e centro che ad andare bene reggerà un paio d’anni, con un’opposizione che sarà composta da berlusconiani, leghisti, grillini e ingroiani (tutta gente, come è noto, misurata e composta).
Poteva dunque essere un altro film, se Renzi ce l’avesse fatta. Dobbiamo sorbirci, per nostra sfortuna, la replica di un film già visto e nemmeno tanto divertente

mercoledì 9 gennaio 2013

Grande è la confusione sotto il cielo

Ebbene sì, grande è la confusione sotto il cielo per il valoroso Nichi.
http://www.ilfoglio.it/soloqui/16471
Purtroppo l'articolo Di Salvatore Merlo non è leggibile completamente (on-line) a differenza per chi, come me oggi, ha comprato il Foglio.
Un elogio a Vendola che predica bene ma razzola male. Anzi predica male e razzola bene.
"Anche i ricchi piangono" è uno spot che stona con le armoniose politiche effettuate dal governatore pugliese (tra l'altro, pare sia vicino alla presidenza della Camera). Cita Merlo: "...un uomo trasversale, lontano dall'idea un po' grossier che in Puglia si pratichi il collettivismo o si puniscano gli investimenti privati". Infatti, per citare alcuni piccoli esempi, quando l'acquedotto pugliese se l'ha vista male, Riccardo Petrella (dirigente pugliese e promotore del referendum sull'acqua) è saltato per fare largo ad un manager esterno. Lo stesso governatore non ha mai tolto la tariffa del servizio idrico che il referendum (che lui stesso ha appoggiato) prevedeva di eliminare. Per non parlare dei finanziamenti della campagna elettorale: credete che bastino i soldi dei simpatizzanti per strutturare quella (bellissima e ben fatta) campagna? Lo stesso Merlo parla dei rapporti con Don Verzè, si potrebbe continuare l'elenco ma credo che il messaggio sia passato. Insomma, Dottor Jekyll e Mr. Hide!