sabato 19 gennaio 2013

Renzi e Nietzsche

Ad un mese e mezzo dalle primarie ho potuto riflettere molto. I toni di questa campagna elettorale mi hanno aiutato a capire le motivazioni che si ponevano come basi per il mio innamoramento al fenomeno e personaggio Renzi.

Oltre ai contenuti (non sempre innovativi o di avanguardia*), ai temi, agli scopi politici ecc. risiedeva altro. Qualcosa che mi colpiva. Mi ricordo benissimo la "Leopolda" del 2012 (ed anche quella dell'anno precedente). Mi ricordo la tensione emotiva, gli scroscianti applausi, le roboanti ovazioni, i convinti sguardi dei sostenitori. Mi ricordo il fiato sospeso nell'attesa del lancio emotivo per i sostenitori a poche settimane dalle primarie. Insomma, c'era qualcosa in più dei calorosi appelli al voto, al coinvolgimento che potevamo avere sulle tematiche programmatiche.

Oggi, nel vedere le strategie comunicative di Bersani, capisco perché avevo riposto tanta fiducia in Matteo Renzi. Lo comprendo appieno e in soccorso piovono dal cielo alcune letture che mi hanno riportato pensieri lontani, sedimentati nei meandri più profondi della mente che mi hanno permesso la comprensione. Eppure era tutto così facile, così evidente.

In particolare è stato Nietzsche che mi ha fatto pensare. Il grandissimo pensatore tedesco è riuscito a rispolverare alcuni concetti fondamentali, qualcosa richiamato anche da altri filosofi, altre culture, altri scienziati.

Il sì alla vita, la giusta spregiudicatezza, la volontà (di potenza?) a scardinare un sistema malato, opprimente, ingiusto. Ecco cos'era! La forza e la tenacia (ma sopratutto il coraggio) a ribaltare le regole obsolete e boriose dell'apparato. Proprio quel mezzo che per molti diviene fine. Ribaltare tale concetto era insito nelle parole di Renzi, era insito nell'anima del fiorentino. Appunto: si è strumento o nemico del partito o del potere. Lo slancio vitale di Renzi era percepibile a pelle. Il sì alla vita era chiaro, nitido, netto. La sua volontà a guardare (a testa alta) verso il futuro, proiettava tutti verso un viaggio che abbracciava di diritto il futuro.
Coraggio cavalleresco. Vento sulla pelle. Responsabilità di una sfida a duello contro un mostro che andava combattuto e che solo lui poteva sconfiggere. (Il mostro non era certo Bersani ma una mentalità sedimentata in una società inerme e gerontocratica).
La sua candidatura andava letta come un sacrificio necessario. Dalle sue ceneri sono caduti alcuni mostri (Veltroni, D'Alema solo per citarne alcuni) e sono nate passione e voglia di fare politica, di occuparsi della cosa pubblica.

Questo ha trasmesso ed è per questo che la sua sconfitta oggi brucia più di prima. Un sogno svanito e disgregato nelle tenebre di un'incubo perfettamente coincidente alle politiche 2013. Umano, troppo umano.



* Parlava di asili nido come Giddens negli anni '90 (come ha ottimamente puntualizzato Carlandrea Adam Poli sul "Termometro politico", parlava di forza maggioritaria del PD come Veltroni, temi ambientali tipici degli anni '90-2000 ecc.

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