lunedì 29 ottobre 2012

Quinta colonna, Del Debbio, Barbato. Uno spettacolo...

Ho trovato, finalmente, il programma politico più interessante in tv: Quinta colonna! E' lunedì sera.

Paolo Del Debbio 9: è il conduttore. E' come vedere Pirlo ai mondiali del 2006. Corsa, quantità, qualità, visione di gioco. Un orgasmo! Ha un'aria apparentemente invecchiata ma da una seconda analisi più approfondita si evince chiaramente che questi hanno portato solo tanta esperienza nell'addomesticare la dial
ettica altrui. Definisce la sua trasmissione "una gabbia di leoni".

Barbato (IDV) voto 7,5: imperante, a volte borioso, prestazione superba. Un demagogo degno di questo nome. Finalmente! E' lui il vero "leone" della serata. Approva sapientemente (e si fa promotore con emendamenti già consegnati alla Camera) i tagli ai finanziamenti dei gruppi regionali senza curarsi dei milioni di sprechi, privilegi e finanziamenti che ottengono quelli come lui al Parlamento. Personalità.

Biancofiore (PDL) voto 8: oggi Berlusconi ha scatenato i suoi cani rabbiosi più pregiati (vedi contemporaneamente Santanchè da Lerner su La7) riesce a tenere botta anche agli interventi in diretta da Roma della nuova Elena Fabrizi (in arte Sora Lella), una mastina di Centocelle che con adito presuntuoso, populista ed incazzoso prova a scalfire il cuore di pietra dei politici presenti in aula. La deputata PDL, con il solo potere del tono della voce, ha la facoltà di distruggere chiunque indipendentemente dai contenuti del suo processo verbale. Un'arma letale che non lascia spazio di manovra agli avversari.

Il Min. Polillo (voto 4,5) cerca di impensierire il flusso intellettuale citando parole di giustifica come "crisi", "precipitare" ma non può nulla ai contropiedi petulanti del Paolone nazionale. Fa quello che può, ma la forbice che lo divide dall'avversario è troppo ampia.

Il titolo della puntata è emblematico: "Non ci resta che piangere..."
Un esperienza mistica. Erano anni che non provavo emozioni così forti. Chapeau!

giovedì 25 ottobre 2012

PD: come sfiorare il ridicolo con le regole per le regole delle primarie

Siamo vicini ad uno degli appuntamenti più importanti del panorama politico autunnale: le primarie PD. La cosa è talmente allettante che anche il PDL sembra cedere nella tentazione. In effetti, dato il clima di antipolitica imperante (mero risultato del fallimento dei partiti e della politica) procedere con il rituale delle primarie diviene uno step fondamentale per riavvicinare i cittadini alle istituzioni.
Nel PD è acceso il dibattito per le regole. Chiaramente gli outsider (soprattutto Renzi) spingono molto per allargare la partecipazione. L'establishment, invece, tenta di chiudersi e conservare lo status quo.
Sono sbalordito! Questo è provocato dall'eccessivo conservatorismo che pervade le sezioni del partito. Questo soggetto politico nasce come forza progressista ed innovatrice ma oggi rischia di sfiorare il ridicolo ponendo delle rigidità all'accesso della partecipazione.

Ebbene sì! Ogni partito "pagherebbe oro" per vedere lunghe code ai propri gazebi o vedere una partecipazione attiva alle proprie manifestazioni. Ma ciò non avverrà. Non per pigrizia degli elettori e simpatizzanti ma per l'eccessiva rigidità delle regole che il PD si sta autoimponendo.

Per votare basterà esser un semplice cittadino italiano o straniero in possesso di permesso di soggiorno valido. Sono stati escludi, a differenza di altre primarie sempre targate PD degli anni scorsi, i 17enni. Forse perché si crede che un ragazzo di quell'aetà non sia in grado di intendere, volere e decidere. Vabbè! C'è di più: il fatto che, nel 2012, il maggior partito italiano non abbia ancora decretato la possibilità di potersi registrare (una pre-registrazione necessaria ai fini del voto) on-line credo sia scandaloso. Ed infine dove possiamo farle queste registrazioni? Dove potremmo esser schedati? (Perché di questo si tratta!) Infatti la "paura ancestrale" di esser contaminati da individui che abbiano idee diverse o abbiano votato precedentemente altri schieramenti è la fobia più diffusa all'interno del partito. Tutto questo è stato deciso per allontanare il votante di centro-destra.
A me sembra davvero paradossale fuggire da un potenziale elettorato, allontanarlo, schedarlo, rendergli il voto una questione difficile come un percorso ad ostacoli. Tutto questo perché? Perché si ha paura di perdere la leadership? di una contaminazione del pensiero del centro-destra? Sia ha paura di esser rottamati?

Credo di avere una risposta: purtroppo, secondo me, nella mente di questi funzionari di partito echeggiano ancora i cleaveges del novecento. Tra queste la più persistente è quella di vedere la popolazione italiana divisa tra elettori di sinistra (sempre e comunque) e di destra (sempre e comunque), cioè la negazione della caduta del Muro di Berlino. Ora, che esistano questi tipi di elettorato è un discorso scontato ma sostenere che questa dualizzazione coinvolga la maggior parte della popolazione è inverosimile. Come descritto in un post precedente  (http://parolesanteblog.blogspot.it/2012/10/cleavages-20.html) queste demarcazioni sono solo il frutto del nostalgico ed obsoleto conservatorismo che risiede intrinsecamente in noi e che abbiamo il dovere civico di affrontare e rovesciare, contro la nostra pigrizia intellettuale che preferisce accomodarsi a vetuste certezze piuttosto che correre coraggiosamente verso il futuro.

sabato 20 ottobre 2012

Che si dice a destra!? Gli ultimi 365 giorni di dolori.

Un terremoto ha travolto il centro-destra nell'ultimo anno.  Uscì vincitore dalle urne ( 2008) con un risultato clamoroso, quasi tracotante per poi imbattersi in lotte clandestine ed interne che portarono Fini fuori dal PDL. Quello fu il primo duro colpo per il partito di Berlusconi. Ma sembrò reggere perfettamente la situazione. Poi lo spread, Napolitano, il calo dei consensi, il rischio di default, quindi Monti e Napolitano costrinsero il Cav ad arrendersi senza condizioni. Il risultato fu un Governo di tecnici appoggiato anche e soprattutto dal PDL. Doppia mortificazione: spodestati e costretti ad appoggiare le manovre lacrime e sangue del nuovo governo.

Oggi Berlusconi sembra fortemente indeciso. Sembra fuori dai giochi ma vorrebbe esser di nuovo protagonista della scena politica. Il suo consigliere di fiducia, Letta, lo sconsiglia vivamente ma l'imprenditore politico sembra non voler mollare. D'altronde come dargli torto. Il suo è uno spirito guerrigliero, sempre pronto alla sfida. Gli occhi del Cav vedono con immensa tristezza la macerie di un partito che con lui era stato glorioso. Lui padre politico, leader indiscusso, unico collante del centro-destra nella Seconda Repubblica. Lui, plurivotato, plurieletto non riesce a rimanere immobile difronte a tutto ciò. Il padre vuole salvare la sua creatura e dimostrare al mondo intero che esiste ancora, che è ancora lui, l'immortale. Vedere, invece, Angelino non riuscire a tenere insieme i cocci, sentire i propositi rottamatori della Santanchè, ascoltare le ire di Alemanno cariche di fame di potere rattristano il Cav. Eppure lui ha ancora tanta voglia: si capisce benissimo. Pensate che in questi mesi non è mai riuscito a smentire l'idea di potersi rituffare in una nuova avventura. Temporeggia, temporeggia da tempo. Ora che anche la Lombardia è saltata, ora che è in forse anche l'alleanza storica con la Lega, ora che nel Lazio è saltata la Polverini tutto il PDL si appresta a guardare cosa succederà in Sicilia. Quella sarà una dura prova di forza. Ma il panorama è chiaro. Il centro-destra (che secondo Angelino vuole vedere verso l'Europa, verso il PPE, verso i moderati) non ha più una guida e solo oggi si accorge della potenza ormai esaurita che fu del Cav. La determinazione che unì (senza mai dover ricorrere ad un congresso) l'ideologia di destra, a volte reazionaria con quella liberale e cattolica.
Ora, vedere le misere percentuali del suo partito che sfiorò (neanche cinque anni fa il 40%) fa salire il cuore in gola a Berlusconi. Purtroppo il nuovo che avanza (Renzi e Grillo) sono troppo simili e troppo forti per una nuova lotta cavalleresca per tornare a guidare il paese fuori dalla crisi. Infine l'ultima mazzata: l'allontanamento irreversibile di un suo ex alleato, Casini. Bene, neanche il leader dell'estremo centro sembra esser più intenzionato ad avere rapporti con il Cav. In questo modo il centro-destra cioè il PDL ha un solo modo per ricompattarsi: fare le primarie e dividere le sfere d'influenza in correnti fedeli al partito ed al leader che verrà eletto. Viceversa assisteremo allo sgretolamento coatto del partito (o meglio cartello elettorale) che è il PDL.  

domenica 14 ottobre 2012

C'era una volta la vocazione maggioritaria del PD

Se non ricordo male il PD nasce dalla fusione di due anime politiche: quella comunista e quella democristiana.
Fondendo queste, Veltroni (primo segretario del PD) proponeva una semplificazione dello scenario politico. Una grande mossa politica in controcorrente, visto che le scissioni, quindi le moltiplicazioni dei partiti, erano (forse sono) all'ordine del giorno. Mettendo insieme queste fedi politiche il PD aveva l'ambizioso progetto di andare al governo, preferibilmente da soli, cioè senza alleanze ricattatorie che potessero distruggere l'agenda politica o il governo del partito di maggioranza. Una saggia decisione presa dopo la caduta dell'ultimo governo Prodi, ricattato da piccoli partitini che non rappresentavano praticamente nessuno.
Oggi siamo di nuovo pronti a studiare le nuove mosse. Il PD è in fermento, Renzi è pronto, Bersani sta per partire, Vendola e Tabacci ci saranno e tra poco capiremo se anche altri soggetti parteciperanno alle prime primarie non scontate del centro-sinistra.
Ora sorge in me un dubbio: Bersani, segretario del partito, ancor prima di iniziare la sua campagna elettorale, ha già deciso con chi correrà il PD! Gli alleati saranno SEL e il PSI.
Bene. Ma chi decide con chi allearsi? E se Bersani dovesse perdere le primarie? Questi alleati mi sembrano i soggetti che lui (il segretario) gradisce come compagni d'avventura, ma qualcuno ha chiesto a Vendola, Tabacci, Gozi, Puppato, Renzi cosa pensano? E se dovesse vincere uno di questi? Avranno mai la possibilità di rivedere le alleanze? Se sì, allora, perché sono state già siglate? Se no, a cosa saranno servite le primarie?
Ma poi, il PD non aveva nel suo dna una vocazione maggioritaria? Dove è finita? Ricordo che tanti elettori accolsero questa decisione di Veltroni come un incentivo per partecipare al nuovo progetto. Ora non si tiene più conto di quella decisione condivisa da milioni di elettori del centro-sinistra?  

venerdì 5 ottobre 2012

Cleavages 2.0


In questo momento storico siamo arrivati al classico punto di rottura. Ormai è noto a tutti: le vecchie demarcazioni economico-sociali che contrapponevano i cittadini stanno di nuovo mutando. Una volta si respirava l'aria di conflitto tra campagna e città, tra industria e agricoltura, tra borghese e proletario. Nella seconda repubblica abbiamo sempre avuto una forte dualizzazione politica: Berluscones contro gli anti-Berlusconi. Sbrigativamente abbiamo classificato questo conflitto come lo scontro tra due diverse culture politiche: destra vs sinistra. Oggi? Siamo sicuri di poter utilizzare ancora questa categoria concettuale? Il PDL è allo sfascio, praticamente non esiste più. La sua guida spirituale oggi è solo un vecchio ricordo antico di un sogno liberale mai realizzato. La diaspora dei suoi elettori e sotto gli occhi di tutti. Il centro o ex-terzo polo è in continua metamorfosi. L'avventura di questi capitani coraggiosi è naufragata con i loro grandi barconi rimembrando le avventure di capitan Schettino. La Lega, che un tempo impersonificava il vigore del testosterone (pensate al celodurismo) e l'avanguardia del controllo del territorio all'italiana (ronde!), oggi sembra un vecchio leone, piuttosto sciupato, che vive mansueto dietro le sbarre di uno zoo. Infine abbiamo il solito chiacchiericcio conflittuoso tipico della sinistra. Il PD sembra esser l'unico soggeto vivo: sicuramente gran parte di questo merito va proprio a colui che vorrebbe dare bella ripulita al partito, il rottamatore Matteo Renzi. Il suo segretario, tra un'ovvietà urlata alle feste democratiche e un innoquo attacco ai grillini, sembra ancora voglioso di sfoderare il vecchio remake della sinistra moderata che riesce ancora a trasportare emotivamente i nostalgici ed i neo comunisti (demo-comunisti 2.0). Infine Grillo. Un fenomeno nuovo ed innovativo per l'Italia carico di piacevoli menzogne e freschezza italiota impersonificata da un ex comico che è divenuto blogger (e che blogger) e poi politico. Di questo nuovo fenomeno politico conosciamo ancora poco (data la sua giovine età) ma se non riuscirà a risolvere gli evidenti problemi di democrazia interna rischia di sgonfiarsi drammaticamente in un paio di giorni.
In questo lago di incertezze riesco a scorgere solo le due sponde. Due rive, contrapposte, una di fronte l'altra. Questi due approdi post-moderni non rimarcano vetuste cleavages o antiche demarcazioni ideologico-concettuali. O meglio solo una di queste le ricomprende tutte, differenziandole da una nuova, dal Nuovo. Si sta affermando una nuova linea di pensiero che sta polverizzando le vecchie dicotomie. Esiste ed esisterà solo una linea di rottura appunto: il Vecchio contro il Nuovo. I rottamatori, i formattatori, i pionieri del web, i grillini contro la vecchia classe dirigente che riesce a reggersi (per quanto ancora?) in piedi grazie alle regole, alle tattiche politiche che loro stessi hanno creato. Da una parte coloro che rifiutano istituzioni politiche impolverate odoranti di stantio, dall'altra la difesa (se pur legittima) di antichi dogmi che hanno rimboccato i vuoti di senso lasciati dalla storia. L'unica questione che posso recriminare direttamente ai Vecchi è quella di non riuscire a comprendere realmente il malcontento popolare e di non riuscire a comprendere la continua evoluzione societaria. In questo modo, perpetuando questi schemi cognitivi, saranno fagocitati inevitabilmente. In sintesi: o cleavages 2.0 o muerte.

lunedì 1 ottobre 2012

e se il prof. sbagliasse? (Bauman)

Caro prof. Bauman,
 stavolta gli anni iniziano a pesare. Lei godrà sempre di tutto il rispetto e la devozione maturata durante gli anni dello studio, ma stavolta non sono d'accordo.
Forse esiste una terza via oltre a quella della decrescita (legittimamente percorribile ma non praticata) e quella di hobbesiana memoria (homo homini lupus) per accaparrarsi le risorse. Forse, proprio quest'ultima già sta avvenendo o forse è sempre avvenuta.
Non può liquidare tutto quello che non riesce a spiegare secondo le sue teorie come "miracoli del capitalismo". I consumi non sono direttamente proporzionali e costanti nelle epoche. Questa visione meccanica è antitetica alla visione funzionale. Il pianeta funziona con regole diverse, inoltre, queste mutano. Tutto muta. I bisogni potranno anche aumentare ma i mezzi di produzione varieranno (come sempre è accaduto). Il capitalismo non morirà per colpa di qualcuno ma si dissolverà da solo perché non sarà più funzionale e questo (se avverrà) non avverrà domani nè tra 50 anni. E non avverrà per colpa delle scarse risorse di petrolio. Parafrasando Darwin, il capitalismo è la disciplina dominante perché è la più adatta al cambiamento.
PS: capitalismo non coincide necessariamente con consumo
PS: devo ammettere che l'analisi sulla globalizzazione del potere mi trova d'accordo