sabato 27 giugno 2015

COME IL CONFLITTO GENERAZIONALE NON PUO' NULLA CONTRO I SELFIE.

Emersione dell'inconscio, il mea culpa. Da "Uccidi tuo padre" a "Libera quei quattro neuroni".
Breve invito al parricidio dopo il raggiungimento dell'infanticidio strutturato.

L'operazione "Uccidi tuo padre" destò molto scalpore e sconcerto nelle aule accademiche dell'Università di Urbino. Era il 2007 e la piccola associazione studentesca Agorà (ancora viva e vegeta) lanciava la campagna nello sconcerto totale di parte dei docenti, buona parte del PTA, di molti studenti e soprattutto dei sindacati (quelli che tentavano sistematicamente e caparbiamente di entrare nelle simpatie giovanili facendo proseliti alle menti ancora vergini di molti universitari).

Eravamo pionieri. Avanguardia. O forse solo paleofuturismo. Come si comprenderà, ero parte attiva di quell'associazione.
Oggi sembra più semplice spiegare le motivazioni della scelta del nome (crudele e metaforico) di quell'operazione che tentava semplicemente di sensibilizzare l'opinione pubblica e risvegliare le nostre coscienze (i quattro neuroni che ci sono rimasti) dei ragazzi assopite da spritz, asettici manuali e ambizioni che si sarebbero poi scontrate (da lì a pochi anni) con la perfidia del mondo del lavoro. (è la realtà baby).
Il grido di allarme era un campanello suonato per resuscitare la coscienza nei confronti di un declino sociale, economico, politico e demografico che riguardava (e riguarda) proprio i giovani del nostro paese. 

Non solo il calo demografico (di conseguenza il minor peso specifico politico) ma anche il lavoro precarizzato e a singhiozzo (c'era anche prima della crisi), la totale dipendenza alla famiglia (il massimo splendore del welfare familistico all'italiana, il welfare de noatri), l'impossibilità di ricevere credito, di avere accesso ad una casa propria, di fare figli e il sacrilegio della pensione.

Ancora oggi lo scenario politico e normativo è scevro di "piani giovani". Sembra di vedere un deserto senza neanche il miraggio di un'oasi. Posso affermare che solo (giusto appena) il job act cerca in qualche modo di indicare una strada (colma comunque di trabocchetti). Le superbe manovre di spesa dell'attuale governo (per incentivare un qualcosa) hanno finora riguardato i lavoratori con gli 80 euro (ergo hanno interessato poco i giovani che sono disoccupati) e i pensionati (con la coercitiva sentenza della Consulta* che ci impone di rispettare i diritti (regali?) acquisiti. Aggiungo anche che non esiste struttura politica, d'interesse, lobby che agisca o abbia a cuore la questione giovanile.
Raggiungiamo l'assurdo pensando ai sindacati e a tutti i capi bastone che ci ricordano (lezione gratuita di morale quotidiana) del patto generazionale, della bontà delle loro gesta, del sacrificio passato e del meritato riconoscimento del loro sacrosanto lavoro. A tutti dico grazie. Ottima pratica di onanismo intellettuale attua ad addolcire la coscienza di tutti. 

Ora però spiegateci come avete potuto fotterci in questo modo. 
Ad una seconda analisi, però, giungo al vero tema giovanile che non riguarda l'esterno ma proprio l'interno: la coscienza. Non la vostra, cari genitori, ma la nostra. 
Il percorso di introiezione fa più o meno così: negazione della realtà, mistificazione dell'odierno, mera sommatoria di ignoranze collettive e impotenza nel sovvertire il sistema. Praticamente una passione sconfinata per l'harakiri.
Una macchina collaudata che brucia debito e corporazioni e si autoalimenta di spesa pubblica con il fine di riprodursi tale e quale. Una creatura famelica e spaventosa che non riusciamo a vedere. Proliferazione di sacrilegi politici che sarebbero aborriti in una nazione seria hanno prodotto una situazione scandalosa per le future generazioni. 

Ma a tutto questo cosa abbiamo fatto noi diretti interessati? La resistenza alla conservazione (o alla putrefazione) è arcigna ma noi sappiamo solo contrapporre selfie moijto (con il massimo rispetto per entrambi). A noi basta il placebo, tipo urlare a mo' di rivoluzionario il taglio degli stipendi  dei politici brutti e corrotti, abolire gli organi della politica (magari tutti), sentirci annunciare un reddito di cittadinanza, sapere che esistono dei salvatori della patria detti anche pentastellati, rivedere le stelle, le ruspe, Ancellotti al Milan, le finte assunzioni nella scuola, l'estate sta arrivando, l'Iphone a rate.

Ora, pubblicamente, voglio fare un mea culpa, perché anche io ho contribuito a questa asfissia celebrale, a questo ipoattivismo critico, a questa valle di lacrime che odora di capiroska. 
Preso atto
che i nostri padri non hanno mai (e dico mai) ammesso le loro colpe che ci hanno consegnato ad un purgatorio melmoso,
visto
che non hanno mai fatto ammissione della loro opulenza come faro direzionale della carcassa Italia** e considerato 
che i nostri fratelli maggiori si sono assopiti guardando il vuoto infinito costruito dai padri, rimanendo interdetti in un limbo a metà tra la complicità e la subordinazione, 
prendo coscienza del peccato originale. Quel peccato che gli avi hanno lasciato agli eredi senza la possibilità di un battesimo purificatorio. E mi dichiaro colpevole!
Questa confessione, quest'atto di accusa è un autodafè. Non gioverà né a me né ai miei simili...ma forse depurerà la coscienza di quelli che, ad ogni dibattito, tentano di cavarsela, di svincolare, di dribblare, le scorie politiche-economiche-sociali che hanno prodotto. Metempsicosi geriatricaPalingenesi purificatrice.
Weber, etica della responsabilità. RIP.

*Sembra che proprio questi giorni si sia pronunciata di nuovo al temuta Consulta (Tribunale di stillicidio giovanile) imponendo (ormai decide più di un Governo) l'illegittimità del blocco dello stipendio per il pubblico impiego (ovviamente colmo di ragazzi!!!!!). Altra correzione economica a sostegno dei garantiti.

**Freud: "...è pensabilissimo che anche il senso di colpa prodotto dalla civiltà non venga riconosciuto come tale, rimanga in gran parte inconscio o venga in luce come un disagio, come una scontentezza, per cui si cercano altre motivazioni". [La fonte non la ricordo].

venerdì 5 giugno 2015

Grizzy bear - Shields (2012)

Oggi parliamo di musica

Difficile trasmutare in parole quello che questo album provoca.
I Grizzly Bear credo si siano superati con il loro album Shields del 2012. Due furono i singoli lanciati per arrivare al un gran successo. Merito della produzione di Taylor (il bassista).
Un album molto particolare con ballate travolgenti ma soprattutto un suono non sempre in linea con l'ortodossia indie. Eppure sono americani!
Un suono pieno e coinvolgente. Sicuro e roboante. Sfumature concrete e reverbero sono i contorni di questo album che parte con Sleeping Ute. Il groove è ricercato, nulla viene lasciato al caso.
Antitesi della banalità, riflessi sonori che odorano di anni '70. Un album riflessivo e corposo. Geniale l'accoppiamento di suoni, cori che costituiscono un portato massoso ma che riesce ad esser digerito dall'orecchio con sconvolgente linearità ed equilibrio.
Yet Again rimane forse la canzone più bevereccia ma alla sua ragionata costruzione viene associato un pensiero unico che accompagna la puntina al fruscio finale della prima parte del disco.
Gli accompagnamenti ed i riff sono vittime di un sintetismo che pianta le sue radici negli anni '80.
Grande merito deve esser riconosciuto al basso che fa da collante alla folla di suoni che si addensano in superficie.
Il flusso scorre...e questo è quello che conta. Ambizione di una frammentazione omogenea.

Vanitoso, tenace ma onesto.

I miei più vivi complimenti. Voto: 8



mercoledì 3 giugno 2015

L'egalitarismo partorisce escrementi...da nevrosi sociale


Dopo più di un anno di silenzio torno a scrivere nel blog dal titolo perbenista ma con contenuti che spesso trasudano vita reale e grandi pugni allo stomaco.

 Leggo dal Foglio l'ennesimo parto plurigemellare di idiozie del nostro millennio.
http://www.ilfoglio.it/esteri/2015/06/03/belkacem-le-borse-di-studio-ai-migliori-studenti-sono-elitiste-dice-il-governo-socialista-in-francia___1-v-129460-rubriche_c167.htm

Quando l'egalitarismo partorisce escrementi da nevrosi sociale. Il dimezzamento delle borse di studio ai meritevoli perché non favorisce la "riuscita di tutti" in Francia provoca in me uno sconforto tale da farmi scoppiare in lacrime (di rabbia).

Il messaggio implicito del "siamo tutti uguali" è il peggior prodotto (rielaborato) della dottrina marxista (che si rivolta nella tomba). Una rivisitazione condita da rivoluzione francese che produce nausea e imbarbarimento. Un surrogato vergognoso che va combattuto dal principio prima che possa moltiplicare i suoi germi infettando il tessuto sociale.

Nietzsche non piangere.

No words.


domenica 15 dicembre 2013

I cinesi di Prato...dopo il rogo

Prato – I sette cadaveri del rogo di Prato sono ancora un forte ricordo nella memoria. Questi la tormentano ancora, ma occorre velocemente sgomberare la mente da ingannevoli costruzioni mediatiche e buonisti flussi di coscienza per riuscire a dare una migliore lettura alla realtà.
Sono a Prato da un mese. Seguo le vicende di questa città (anche per lavoro) da più di un anno. Mi ritengo, per tali ragioni, un testimone privilegiato anche perché sono in quotidiano contatto con giornalisti, istituzioni e studiosi.
Proviamo a fare delle precisazioni importanti e segnalare errori di politici, giornalisti o esperti dell'ultim'ora che si arrogano il diritto di affermare ed imporre costrutti sociali inesistenti.

Prima bugia: da attribuire a tutti quei giornalisti (spesso non di Prato) che hanno abusato nei titoli, con orgoglio e vanagloria, della parola "schiavitù", credendosi attori protagonisti e portatori di verità.
Seconda bugia: le parole del Presidente della Regione Toscana Enrico Rossi in un'intervista a Repubblica. "La risposta ai problemi del distretto cinese sarebbe concedere con gradualità la cittadinanza ai lavoratori stranieri".
Terza bugia: deficitari sono i controlli a Prato.

Non si può parlare di schiavitù. Con ordine: i cinesi di Prato rimangono per pochi anni. Il viaggio di andata verso la Toscana viene pagato (di norma) metà prima della partenza e metà con il lavoro in Italia. Nessuno di questi lavoratori ha intenzione di rimanere in Italia per tutta la vita, il loro soggiorno spesso dura pochi anni. Tutti sognano di diventare (e molti ci riescono) imprenditori nel prossimo futuro. La loro ultima intenzione è quella di elevarsi socialmente ed economicamente all'interno della comunità cinese.
Nessuno esige dalla città: i cinesi, infatti, non usufruiscono dei servizi e non hanno intenzione di farlo, non partecipano alla vita cittadina, non partecipano alle ricorrenze locali.
Sono perfettamente coscienti di quello che fanno...e lo vogliono fare. Non hanno nessuna esigenza (né volontà) di integrarsi. Non perché sono cattivi o diversi ma semplicemente perché a loro non interessa. Anche se lo volessero, la distanza culturale con l'Occidente è incolmabile. La lingua è un confine invarcabile, un divisorio alto e robusto che taglia dicotomicamente le due popolazioni.
È importante mettersi in testa che i cinesi vengono solo ed esclusivamente per guadagnare (giustamente). E lo fanno, italiani compresi, pienamente coscienti di affittare (ergo lucrare) vecchi capannoni industriali per produrre quella ricchezza a basso costo "made in Italy" che entra anche nel mercato italiano. In questo modo occorre aggiungere che buona parte dei soldi che i cinesi guadagnano ricadono nel territorio (nero soprattutto), altri, invece, ritornano in patria.
I cinesi, fino ad oggi, hanno agito per non sottostare alle regole (troppo macchinose, ingombranti, pesanti) ed avere mercato con prodotti di bassa qualità, di basso costo ma competitivi.
Qualsiasi repressione o prevenzione è di difficile attuazione. I controlli non mancano. Certo, avere qualche ispettore del lavoro (la richiesta del sindaco Cenni al consiglio comunale straordinario) in più non guasterebbe ma, come scovare laboratori abusivi (come quello del rogo) con annesse cucine e dormitori se le aziende cinesi hanno una vita media di due anni? Come scovarle se non esistono per il fisco? Come scovare furbetti che costruiscono vie di fuga per scappare in caso di controlli? La possibilità di esser colti in flagranza di reato è davvero bassa. I cinesi lo sanno e preferiscono correre il rischio.
Se vogliamo ancora esser cattivi, superficiali e banali possiamo perpetuare le lamentele che denunciano le mancanze di controlli. Se vogliamo continuare ad esser buonisti ed iperautocritici (patologia compulsiva solipsistica) vivremo sempre con il senso di colpa di non esser sufficientemente accoglienti.
Semplicemente, come dice il senatore Nesi (pratese doc, scrittore premio strega), non esistono soluzioni politiche a problemi economici. Il motore di ogni questione è il danaro.
Anche la soluzione proposta da Rossi risulta ridicola: ai cinesi non importa avere diritto politici o civili, interessano i profitti. La loro mente è proiettata in Cina dove ritorneranno (discorso a volte diverso per le seconde generazioni)e (soprattutto) non pretendono la cittadinanza italiana perché non rinuncerebbero mai a quella cinese. Basta vedere i dati (Ufficio statistica di Prato) degli stranieri che richiedono di acquisire la cittadinanza italiana: tutti! Tranne i cinesi.

Conclusioni. Le vere notizie sono (secondo me):
  • La palese volontà del Console cinese di Firenze Wang Xinxia di cambiare, iniziando un nuovo corso all'interno del reticolo delle regole, necessaria ad una produzione conforme alle leggi vigenti (come segnalato da Dario Di Vico).
  • Altro segnale positivo è stata la partecipazione dei cinesi (circa 500) alla fiaccolata organizzata dai sindacati. Per la prima volta i cinesi hanno partecipato attivamente ad un'iniziativa proposta da italiani. È la prima volta.
  • Ultimo vero messaggio di un principio di cambiamento è la denuncia, effettuata sotto la tutela dell'assessore alle politiche d'integrazione Giorgio Silli, alla Procura della Repubblica per sfruttamento di un clandestino cinese nei confronti del suo sfruttatore cinese.
Anche questo è accaduto per la prima volta.
Questi sono i veri segnali...il resto sono menzognere parole.


mercoledì 6 novembre 2013

Il rituale

"Ovviamente già lo conosco ma non può mancare nella mia collezione di CD e vinili". Questo è stato l'esordio mentre mettevo a fuoco la copertina.
Prato, ottobre, giornata uggiosa. La luce della giornata si intona perfettamente al mio umore. Passeggio per le vie del centro e, come al solito, entro alla Feltrinelli per comprare il mio disco ormai definito ""pratese".
Nel cestino, al piano sottostante l'ingresso, si trovano album che hanno segnato la storia del rock.
È necessario sapere:
a) 40-50 minuti potrebbe esser il tempo perfetto per fare l'amore, cuocere una torta, guardare un telefilm...per me è il tempo necessario per scegliere e comprare un album. La media è frutto di un calcolo preciso, elaborato nel corso degli anni. Se vi sembra troppo pensate che ai miei esordi di collezionatore impiegavo interi pomeriggi.
In quei pomeriggi conobbi i Cult, Siouxie and the Banshees, imparai a conoscere gli Stranglers, Bowie, i Talking Heads, ad apprezzare gli Smiths e il proto-punk. Tutti gruppi che hanno poi avuto una decisiva influenza sulla mia esistenza.
b) L'iter dell'acquisto è rigorosamente composto da due dicotomici momenti: il primo è bello, curioso, speranzoso, innovativo, paziente, dionisiaco, sorprendente, pantagruelico, analogico, implica un lungo tempo (occupa il 80% dell'intero processo) ed è definito riduttivamente "ascolto" o "ispezione".
Il secondo è drammatico, nauseante, scocciante, tagliente, sofferente, inquietante, calcolatorio, competitivo, macchinoso, apollineo, sintetico, digitale e viene incautamente definita "scelta", "selezione".
Sì...odio scegliere! Soprattutto se il budget è limitato e soprattutto se vige una ferrea regola non scritta che mi impone di non superare i 2-3 (ma deve andare proprio bene) acquisti mensili. Non esistono deroghe.
c) Di solito dopo la fase a), arrivano le nomination: seleziono 3-4 album (prima scrematura). Grandi album. Tutti allo stesso livello. Una riduzione della complessità che comporta un certo carico di stress emotivo perché, ovviamente, da paranoico-egocentrico-megalomane comprerei tutto il negozio.
Spesso, il gioco si complica.
Ad esempio, come fai a decidere tra i Genesis, i Clash e i Joy Division? Il dilemma sale e penetra nelle mura della mente. Allora confronti il prezzo, cercando disperatamente una exit strategy, una scusa, qualcosa che possa giustificare la tua scelta (manifesto processo di deresponsabilizzazione più comunemente definito "pararsi il culo").
È come se durante il giudizio universale, di fronte a Dio, tu possa dire: "Ma i Clash erano in offerta! Io...io non volevo sacrificare i Genesis..ehmm..ma Lei lo sa che ho almeno 5 album di loro? Anche quelli degli anni '80! Emh..per non parlare dei Joy Division. Ma Lei sa benissimo che sono un tipo paranoico!" Questo accade ciclicamente e matematicamente ogni santo giorno che mi reco a prendere un disco.
Torniamo a Prato. Erano le 11.20.! L'appuntamento delle 11.30 era improrogabile.
"Cazzo"! Mi sono detto: "Maledetto! Lo sai Mauro che hai bisogno di almeno 40 minuti per scegliere..cazzo ci vai a fare in negozio se hai solo 10 minuti!" Avevo di fronte Unknown Pleasure, Trespass e The Clash.
Il tempo stava esaurendo. Ho anche pesato di chiamare il mio amico Giorgio (un amico professionista delle scuse, specializzato in ritardi, negazione e rinegoziazione della realtà) per una consulenza da sottoporre al Dirigente che mi aspettava" Poi, tornato in me, ho riflettuto. Stavo perdendo tempo. Basta prorogare! È ora di scegliere!
Alla fine guardando fuori il cielo, ho ri-controllato i prezzi (tutti lo stesso...maledetta Feltrinelli) quindi, senza più alibi, ho optato per i Joy: Unknown Pleasure.
Di scatto afferro con convinzione l'album. Mi volto ed inizio a salire le scale. Senza ripensamenti porgo il CD al commesso e pago in contanti. Chiudo il sacchetto ed esco.
Come sempre succede, uscito dal negozio, svaniscono i dubbi. I ripensamenti lasciano spazio alla soddisfazione: il passo svelto e il sorriso stampato nel volto sono la prova provata di tutto ciò.
Arriva il momento dell'ascolto. Rigide premesse:
  1. se non ascolti il CD per almeno 7-8 volte non puoi giudicarlo;
  2. l'album va ascoltato tutto. Dall'inizio alla fine.
  3. Il giudizio va all'album, non alle canzoni singole. Va valutata l'interezza dell'opera;
  4. il disco va ascoltato preferibilmente in cuffia.
Giudizio.
Non servono tante parole: se sei allegro e vuoi rovinarti la giornata mettiti in una stanza buia, sdraiati, accendi lo stereo con il disco in questione e chiudi gli occhi. Ogni tua più piccola paranoia sarà amplificata all'inifitito, ti sentirai male, vorrai scappare.
Tutto questo rende questo album una reliquia. Quasi 40 minuti di echi e rumori di sottofondo riempiono le sorde, monotone e roboanti melodie delle chitarre. La fredda batteria di Morris scandisce i tempi opachi e freddi. La voce del Che Guevara della musica (come è stato definito da qualcuno) è clamorosa. Non solo profonda, inquietante, sofferente, scura, disperata, ma rappresentativa della contingenza di Manchester nel 1979 (anno di pubblicazione dell'album, il primo), del movimento culturale no-wave, del goth-rock. La copertina dell'album è un perspicace riassunto dello stato d'animo di Ian Curtis. Tutto nasce dalle onde elettromagnetiche prodotte da un attrezzo prese e piazzate al centro di uno sfondo nero. Lessi da qualche parte che il disegnatore invertì i colori dell'immagine quindi il bianco divenne nero e viceversa.
Dopo le registrazioni furono ritoccati i suoni dal produttore Hannett. Vennero addolciti ed armonizzati (prendete questi vocaboli con le pinze). Tutto ciò creò dispiacere e rabbia per ua parte del gruppo. Non per Ian Curtis che (secondo me) si autoconvinse del fatto che aveva creato un mostro di album...infatti nel giro di poco tempo ricevettero grandiose recensioni e riscossero molto successo. La profezia che si autoadempie!
L'intensità e la profondità dell'album è inversamente proporzionale alla durata della band (appena due anni di attività e due soli album) ma direttamente proporzionale al successo partorito da questa fatica (è giusto chiamarla così), un album ingordo ed avaro che ti risucchia, ma sincero.
Il chiaro preludio al thacherismo, l'epifania dello sfondamento del proto-punk.

Patologico, per gente che sta male. Voto: 9
Mauro



Pubblicato su:
http://the-social-mirror.com/2013/11/06/il-rituale-joy-division/

venerdì 2 agosto 2013

La pancia vince sempre e la fobia del Potere

"E il populino (di sinistra) ebbe la testa".
Questa è la frase con cui il mio amico Antonio Astolfi apre su FB!
Un gigante come Berlusconi vieni decapitato dalla giustizia! Ma ora, ci sono le prove. L'imputato sconterà la sua pena e sarà interdetto dai pubblici uffici...in buona sostanza non è più ricandidabile e deve lasciare il suo seggio in Senato.
Poco mi interessa ora dell'uomo Berlusconi. Più importante è capire due aspetti:
1) Le reazioni (sconsiderate a mio avviso) dei tifosi.
2) Il dato di fatto.

1) Chi esulta (non capendo la sentenza) avanti al Palazzo di Giustizia mi fa sorridere..capisco l'enfasi ed il carico emotivo ma, in questo processo, c'è ben poco da fare. La sentenza è scritta e va rispettata.
I supporter di Silvio (l'esercito di Silvio) va considerato come l'epifenomeno sociale di un'Italia che non riesce a filtrare le questioni socio-politiche dalla materia grigia. Preferisce smaltirle tutte di pancia. La dicotomica differenza tra questi organi descrive esaustivamente il differenziale che esiste tra il tifoso e il cittadino.
A quando segnali di vita? Non sarà mica colpa dei pensieri associativi?
Molto peggio quando lo sguardo scruta l'altra tifoseria (quella abituata a perdere).
Osservare gioire degli ortodossi, pseudo-moralisti frustrati, spacciatori di alte sentenze, che vedono sconfitto il loro nemico per mano altrui mi provoca conati di vomito. Io sono di diverso avviso: un nemico è un nemico! E lo voglio per me! Non lo regalo ad altri..o, quanto meno, voglio esser io a decapitarlo. I custodi della moralità invece sono antropologicamente poco coraggiosi e sociologicamente ghigliottinari. E' per tale ragione che, ancora, non sono riusciti a prendere una posizione sul tema della "GIUSTIZIA"!
L'incubo del Cav. che risorge dalle ceneri e li divora mediaticamente e politicamente (come sempre ha fatto) riaffiora ad ogni crepuscolo. Purtroppo non hanno ancora capito che sono loro a partorire l'incubo!
Il Prigioniero libero non è morto..e questa tifoseria vanagloriosa verserà ancora lacrime amare..ma è talmente stupida ed autoreferenziale che non lo capirà mai.
2) Non so se il Cav. vorrà tornare in prima persona nell'arena politica, se il PD riuscirà a risalire, se il M5S prenderà il sopravvento..una cosa è certa! Per l'ennesima volta è la giustizia italiana a sentenziare l'inizio o la fine di una stagione politica. (E questo mi fa girare le balle! Evidenzia, infatti, un'incompetenza insita in noi cittadini, noi popolo nel determinare le sorti del nostro governo. Noi non siamo in grado di governarci. Siamo talmente piccoli che il Potere ci terrorizza ed elemosiniamo aiuto ad un altro potere per poter controbilanciare le nostre fobie ancestrali).
Ora si apre una voragine! Chi occuperà quel vuoto che la sentenza si lascia alle spalle? Il processo di esaurimento della Seconda Repubblica è completato. Ora abbiamo tra le mani un feto, piuttosto bruttino e viscido perché nato in un momento infelice, segnato dalla scarsità di risorse e dalla crisi, è stato nutrito a rate..ma è nato! Un nuovo prototipo, un giocattolo nuovo che farà innamorare (di nuovo) una parte di italiani e scatenerà l'odio per gli altri perpetuando la logica dello scontro.
The show must go on!  

martedì 2 luglio 2013

Toglietemi tutto, ma non il mio partito!

Dopo alcuni mesi di governo di larghe intese ho capito una cosa: non siamo in grado di fare la larghe intese! Nè la grandi imprese!
1) Ieri Monti ha provato a chiedere un "contratto scritto" con tempi e punti da condividere nella larga e strana maggioranza. Bella idea, peccato sia arrivata con preciso ritardo, a situazione compromessa.
2) Il voto della Santanché alla vice-presidenza della Camera è l'ennesimo esempio. Ogni parte (partito) è eccezionale a fare i conti in casa altrui. In questo caso (nonostante il personaggio abbia un profilo poco adatto a ricoprire un ruolo di garanzia...più che un falco è un avvoltoio) il PD ha sbagliato a non votare la deputata PDL preferendo lasciare il bianco della scheda. Con queste il PD continua la quotidiana pratica sadomaso che consiste nel pugnalare il proprio Presidente del Consiglio fino allo sfinimento senza però ucciderlo...altrimenti, poi, chi si assume la colpa?
3) Cito ma evito di trattare l'argomento F-35.

Letta, in difficoltà dal giorno prima della formazione del Governo, continua ad esser in ombra. Il suo Governo è immobile, pietrificato dal perenne conflitto di dichiarazioni roboanti dei parlamentari (ovviamente di maggioranza) stanchi, malpancisti, nauseabondi che occupano le prime pagine dei giornali.
Ora, nessuno vuole costringere coercitivamente i parlamentari al silenzio di matrice grillina, ma è necessario dare una sterzata.
I "coraggiosi" falchi del PDL, i duri e puri (che sono i peggiori perché si nascondono sotto falsi moralismi) del PD, l'indecisione renziana (alimentata dalle dichiarazioni dei giovani turchi e di baffino), gli apolidi di Scelta Civica disintegrano, giorno dopo giorno, l'esecutivo di Letta. In parlamento è quasi ovvio che ci siano scontri di interessi. Purtroppo non sono capaci di guardare ai bisogni della Nazione intera perché troppo impegnati agli equilibri e poco avvezzi al rischio!
La politica del rinvio andrà di moda! Anzi: è di moda!
Non ce l'ho con loro...o almeno non più di tanto!

L'Italia arretra sempre più e di fronte a questo scempio abbiamo una nazione intera che continua a tifare una parte piuttosto che comprendere la necessità di un armistizio (magari anche armato) per uscire da questo tunnel. L'interesse nazionale non prevale su quello di parte! Mai! Mai una volta e questo mi manda in bestia!

La colpa peggiore è dei giovani! Sì, di quelli che si ostinano a tifare ed urlare fideisticamente per una parte augurando l'eliminazione dell'avversario anche attraverso il sacrificio umano (ovviamente ritualizzato e spero sia divenuto un nuovo precetto apotropaico) del proprio Presidente. Non c'è niente di male ad esser di parte. Amo chi è di parte. Ma ci sono dei momenti in cui l'interesse personale va messo via. In tanti sono quelli che non capiscono quest'ultimo passaggio.
Ecco questi sono i più rincoglioniti: infatti non hanno interessi da difendere (in quanto giovani sono in buona fede...infatti non hanno un cazzo in mano), sono ingenui, non hanno un lavoro, quando lo troveranno guadagneranno meno della metà dei genitori, non avranno una pensione, saranno indipendenti a 35 anni e credono ancora in qualche surrogato ideologico rimpastato da Ezio Mauro o Marco Travaglio.
Come faccio poi ad incazzarmi con i parlamentari quando i primi coglioni siamo noi?

Se proprio si deve, parliamo, almeno, di sfiducia costruttiva per favore?