domenica 20 gennaio 2013

Un bel vaffanculo ai nostri "padri"

Ecco cos'è che mi angoscia. Non la disoccupazione giovanile.
Parlo di grave e profonda crisi sociale prima che economica. Soggetto: i giovani (termine vanaglorioso, usurato, abusato e stuprato).
Capita di sentirsi dire che il paese è nelle nostre mani! Basta con queste stronzate. non abbiamo e non abbiamo mai avuto alcun potere decisionale, neanche su nostre questioni (università, diritto allo studio, istruzione...). Sono stati altri a decidere per noi. le conseguenze sono ben riassunte nell'articolo del Corriere della Sera. Perché non esiste un padre coraggioso pronto a dire:"Sì, figlio mio, non comandi un cazzo. Non hai mai comandato e difficilmente lascerò a te questo potere. Perché lo voglio io e non lo lascio. Ve lo dovete conquistare. Sei in una situazione difficilissima esclusivamente per colpa mia ma nonostante tutto il potere non si cede. Si conquista!"
Il peso numerico dei "giovani" è ridotto ai minimi termini (purtroppo ci sono più anziani e le nuove coppie di trentenni non possono permettersi, nonostante lo vogliano, un figlio) e quello politico (che ne consegue) è ancor più ridicolo. Aggiungi anche una buona dose di frustrazione. L'ultima (fresca fresca) riguarda la possibilità (l'impossibilità) di far votare gli erasmus! Ma non era un diritto-dovere? Eppure credo di averlo letto da qualche parte! 

Comunque reputo tutto ciò assurdo! Cioè inverosimile, cioè un fenomeno inspiegabile e masochista: in sintesi negare il voto alla migliore risorsa giovanile (istruita, con esperienza all'estero, conoscenza di lingue straniere ecc..) italiana è da assassini! Sì, uccidono il nostro futuro e quello è il termine appropriato.
Ecco, ora, cosa devo aspettarmi da questo paese? Lo guardo, gli sorrido, lo sfioro, lo ascolto e poi cerco di capire. Mi guardo intorno. Oh, quindi a febbraio si vota per le politiche! Sì ma...cosa devo aspettarmi da una campagna elettorale che di nuovo ha solo un comico prestato alla politica e un magistrato che non sa cos'è la comunicazione politica!
Il leader più giovane ha la dentiera.
Ecco..sono un po' preoccupato..oltre che stanco, non della situazione, ma dalle cazzate con cui i nostri "padri" si sono riempiti la bocca per anni (con una particolare intensificazione del fenomeno negli ultimi 3-4 anni).
Sì, esiste una questione giovanile ed esiste un grave, profondo e ben strutturato conflitto generazionale.
Nel frattempo vi ringraziamo anche per il debito pubblico che ci avete lasciato. Vi ringrazio con un bel v
affanculo!

http://www.corriere.it/politica/13_gennaio_20/giovani-astensionismo-primo-partito-buzzi_bb8d8a8a-62d3-11e2-b1d5-38c6a83a1ea2.shtml

sabato 19 gennaio 2013

Renzi e Nietzsche

Ad un mese e mezzo dalle primarie ho potuto riflettere molto. I toni di questa campagna elettorale mi hanno aiutato a capire le motivazioni che si ponevano come basi per il mio innamoramento al fenomeno e personaggio Renzi.

Oltre ai contenuti (non sempre innovativi o di avanguardia*), ai temi, agli scopi politici ecc. risiedeva altro. Qualcosa che mi colpiva. Mi ricordo benissimo la "Leopolda" del 2012 (ed anche quella dell'anno precedente). Mi ricordo la tensione emotiva, gli scroscianti applausi, le roboanti ovazioni, i convinti sguardi dei sostenitori. Mi ricordo il fiato sospeso nell'attesa del lancio emotivo per i sostenitori a poche settimane dalle primarie. Insomma, c'era qualcosa in più dei calorosi appelli al voto, al coinvolgimento che potevamo avere sulle tematiche programmatiche.

Oggi, nel vedere le strategie comunicative di Bersani, capisco perché avevo riposto tanta fiducia in Matteo Renzi. Lo comprendo appieno e in soccorso piovono dal cielo alcune letture che mi hanno riportato pensieri lontani, sedimentati nei meandri più profondi della mente che mi hanno permesso la comprensione. Eppure era tutto così facile, così evidente.

In particolare è stato Nietzsche che mi ha fatto pensare. Il grandissimo pensatore tedesco è riuscito a rispolverare alcuni concetti fondamentali, qualcosa richiamato anche da altri filosofi, altre culture, altri scienziati.

Il sì alla vita, la giusta spregiudicatezza, la volontà (di potenza?) a scardinare un sistema malato, opprimente, ingiusto. Ecco cos'era! La forza e la tenacia (ma sopratutto il coraggio) a ribaltare le regole obsolete e boriose dell'apparato. Proprio quel mezzo che per molti diviene fine. Ribaltare tale concetto era insito nelle parole di Renzi, era insito nell'anima del fiorentino. Appunto: si è strumento o nemico del partito o del potere. Lo slancio vitale di Renzi era percepibile a pelle. Il sì alla vita era chiaro, nitido, netto. La sua volontà a guardare (a testa alta) verso il futuro, proiettava tutti verso un viaggio che abbracciava di diritto il futuro.
Coraggio cavalleresco. Vento sulla pelle. Responsabilità di una sfida a duello contro un mostro che andava combattuto e che solo lui poteva sconfiggere. (Il mostro non era certo Bersani ma una mentalità sedimentata in una società inerme e gerontocratica).
La sua candidatura andava letta come un sacrificio necessario. Dalle sue ceneri sono caduti alcuni mostri (Veltroni, D'Alema solo per citarne alcuni) e sono nate passione e voglia di fare politica, di occuparsi della cosa pubblica.

Questo ha trasmesso ed è per questo che la sua sconfitta oggi brucia più di prima. Un sogno svanito e disgregato nelle tenebre di un'incubo perfettamente coincidente alle politiche 2013. Umano, troppo umano.



* Parlava di asili nido come Giddens negli anni '90 (come ha ottimamente puntualizzato Carlandrea Adam Poli sul "Termometro politico", parlava di forza maggioritaria del PD come Veltroni, temi ambientali tipici degli anni '90-2000 ecc.

Se avesse vinto Renzi by A. Campi



Se avesse vinto Renzi…


Sono contento di ospitare sul mio blog il post di Alessandro Campi. Una riflessione su Renzi. Cosa sarebbe stato? Sono convinto che l'Italia abbia perso una grande occasione per un vero rinnovamento, un cambio di passo, una ripartenza, un'Italia diversa..l'Italia ha scelto diversamente (anche se fu una scelta condita da strane regole, strane campagne in un percoro poco chiaro..ed anche con qualche broglio..vedi Napoli).

di Alessandro Campi
La verità è che se Renzi avesse vinto le primarie non avremmo avuto lo spettacolo – che non è nemmeno noioso, ma sconfortante – cui invece ci tocca di assistere quotidianamente, e che ci accompagnerà sino al giorno del voto e forse anche oltre. So bene che un’affermazione del genere, non potendo essere verificata empiricamente, lascia il tempo che trova. So anche che a molti – soprattutto nel Pd – un simile pensiero non piace per nulla, perché se rispondesse al vero dovrebbero ammettere di aver sbagliato tutto. E so ancor meglio che quanto sto per scrivere risulta perfettamente inutile, una mera esercitazione, dal momento che la politica – come la storia – non si fa con i “se” e con i “ma”.
Ciò non toglie che uno possa lo stesso divertirsi, o magari prendersi una minuscola rivincita politico-intellettuale, e sostenere – senza che nessun possa smentirlo, col rischio anzi che gli si debba dar ragione sul filo del buon senso – che se Renzi avesse vinto, e Bersani avesse perso, Berlusconi non sarebbe riemerso dalle catacombe, Monti non si sarebbe candidato e la Vezzali avrebbe continuato a fare la schermitrice, Fini sarebbe definitivamente scomparso dalla scena, alla notizia della candidatura di Ingroia ci saremmo fatti tutti una bella risata, Grillo si sarebbe trovato al 5% dei consensi, la Lega di Maroni non sarebbe tornata a ricattare la destra (e l’Italia) con le sue ubbie secessioniste, Tremonti non sarebbe ricomparso sugli schermi con la sua faccetta antipatica e saccente, ecc. ecc.
Insomma, sarebbe stata un’altra partita, se il sindaco di Firenze avesse assunto lui la guida delle truppe di sinistra in vista della elezioni. Tutti gli altri – a valanga – si sarebbero dovuti attrezzare, e di gran corsa, nella scelta degli uomini e del personale politico. Altro che la parvenza di rinnovamento cui abbiamo assistito in queste settimane! Hai voglia a mettere facce nuove (ad esempio nel Pd) se poi le idee dei quarantenni bersaniani sono antidiluviane. Hai voglia a invocare la società civile (nel caso di Monti) se poi ti trovi a dipendere dalle alchimie e dalle furbate tattiche di due vecchi marpioni della politica. Hai voglia a promettere volti nuovi (nel caso del Pdl) se poi il problema è quello di trovare un posto ai soliti impresentabili alle prese con inchieste e processi.
Per non dire poi delle assurde geometrie pre- e post-elettorali che la vittoria di Renzi ci avrebbe risparmiato. Con quest’ultimo si sarebbe riproposto una schema sanamente bipolare: destra da una parte, sinistra dall’altra. E quest’ultima si sarebbe mossa in una logica sanamente maggioritaria, andando a pescarsi i voti anche oltre i suoi confini naturali. Accade invece che la sinistra di Bersani (quella uscita vincente dalle primarie grazie alla forza degli apparati), se da un lato ha riproposto con orgoglio le sue antiche radici ideologiche, dall’altro si è data come orizzonte ultimo quello di stringere un accordo di governo – quale che sia il risultato delle urne – con il centro di Monti. La formula è quella dell’intesa tra “progressisti” e “moderati”, che sembra tanto una versione in sedicesimo del vecchio compromesso storico, senza però che ci siano più grandi forze di massa capaci di rappresentare la maggioranza assoluta del Paesae, com’era il caso del Pci e della Dc. Ma non basta, questa stessa sinistra che guarda strategicamente al centro (nella convinzione, evidentemente, di non avere sufficiente forza politica, al di là della eventuale forza parlamentare, per guidare un Paese complicato come l’Italia), ha scoperto strada facendo di dover fare conti che già si annunciano assai salati non solo e non tanto con la sinistra ecologista-libertaria di Vendola, ma con la sinistra manettara, giustizialista e barricadiera che nel frattempo si è aggregata nel cosiddetto “partito dei giudici”.
Insomma, la sinistra si allea col centro essendo comunque alleata di una sinistra radicale che col centro non vuole stare. Mentre dall’altra parte, per completare il quadro, abbiamo una destra (quella leghista) che è tornata ad allearsi ma solo per convenienza con la destra berlusconiana, la quale dal canto suo punta a sconfiggere il centro (con l’aiuto momentaneo della Lega) più di quanto non intenda sconfiggere la sinistra per poi tentare con quest’ultima un accordo di spartizione grazie al quale Berlusconi conta di finire al Quirinale. Insomma, che casino! E quante inutili complicazioni tattiche!
Ma con Renzi candidato premier sarebbero stati diversi anche il clima della campagna elettorale, i toni e i contenuti di quest’ultima. Ci saremmo risparmiati le comparsate televisive, al limite dell’overdose, del Cavaliere, le sue bugie seriali e i suoi numeri da avanspettacolo. Ma ci saremmo risparmiati anche Bersani che prima fa quello di sinistra e promette (o minaccia) la patrimoniale, poi si accorge che così si perdono le elezioni e fa mestamente marcia indietro, senza farci capire (sino ad oggi) che cosa voglia davvero. Ma ci saremmo risparmiati, ancora, il povero Vendola che pur di apparire tranquillizzante agli occhi degli elettori arriva a dire che nell’agenda del governo a venire non chiederà che si discuta e si decida sui matrimoni e le adozioni gay. E dunque ci si chiede che cosa ci stia a fare Vendola in politica, visto che non sono certo le sue ricette economiche quelle che un futuro governo guidato da Bersani potrà prendersi il lusso di attuare (l’Europa, come sanno anche i sassi, non lo permetterebbe).
Se Renzi avesse vinto invece di stare qui a parlare, ogni giorno, di Ruby Rubacuori e dei processi del Cavaliere, del pericolo del comunismo, del pericolo del populismo, del pericolo della tecnocrazia, di quanto la televisione condizioni gli elettori o di quanto la Merkel influenzi la nostra economia, forse avremmo parlato di programmi, proposte e ricette, insomma di cose concrete, sulla base delle quali decidere responsabilmente chi votare, invece di votare ancora una volta “contro” qualcuno.
Ma non è andata così. Il Pd non ha avuto il coraggio di cambiare, ha vissuto la sfida di Renzi come una minaccia e una provocazione. Il suo vertice si è chiuso a riccio, avendo nel frattempo maturato il convincimento che la vittoria alle urne fosse cosa fatta. Si è dato Berlusconi per morto, si è evitato di modificare la legge elettorale (quanto faceva comodo incassare un cospicuo premio di maggioranza!), si è umiliata la componente renziana e liberal-riformista oltre ogni accettabile limite al momento di fare le liste e adesso eccoci qui. Con Bersani e il Pd che cominciano ad avere paura e che vedono materializzarsi dinnanzi a loro il fantasma del povero Occhetto e della sua “macchina da guerra” all’epoca giocosa e perdente, e che dunque tentano goffamente di reclutare Renzi perché ci metta la faccia durante la campagna elettorale; con il Cavaliere che recupera consensi e che si diverte come un pazzo all’idea di vendicarsi di chi l’aveva dato per spacciato; con Monti che doveva spaccare il mondo e che invece dovrà accontentarsi, se gli andrà bene, di fare da stampella alla sinistra (e forse non farà nemmeno il ministro, figuriamoci il Capo dello Stato); con la Lega che insegue il miraggio della macroregione del Nord grazie al patto scellerato che ha sottoscritto con il Cavaliere; con Grillo che minaccia a sua volta sfracelli una volta entrato in Parlamento con i suoi volenterosi Signor Nessuno.
E tutto questo sapendo che si giocherà una partita il cui risultato in realtà è già stato scritto. Sapendo cioè che al Senato finirà con il famigerato pareggio e che dunque nascerà un governo politicamente zoppo o comunque fragile, frutto di un accordo tra sinistra e centro che ad andare bene reggerà un paio d’anni, con un’opposizione che sarà composta da berlusconiani, leghisti, grillini e ingroiani (tutta gente, come è noto, misurata e composta).
Poteva dunque essere un altro film, se Renzi ce l’avesse fatta. Dobbiamo sorbirci, per nostra sfortuna, la replica di un film già visto e nemmeno tanto divertente

mercoledì 9 gennaio 2013

Grande è la confusione sotto il cielo

Ebbene sì, grande è la confusione sotto il cielo per il valoroso Nichi.
http://www.ilfoglio.it/soloqui/16471
Purtroppo l'articolo Di Salvatore Merlo non è leggibile completamente (on-line) a differenza per chi, come me oggi, ha comprato il Foglio.
Un elogio a Vendola che predica bene ma razzola male. Anzi predica male e razzola bene.
"Anche i ricchi piangono" è uno spot che stona con le armoniose politiche effettuate dal governatore pugliese (tra l'altro, pare sia vicino alla presidenza della Camera). Cita Merlo: "...un uomo trasversale, lontano dall'idea un po' grossier che in Puglia si pratichi il collettivismo o si puniscano gli investimenti privati". Infatti, per citare alcuni piccoli esempi, quando l'acquedotto pugliese se l'ha vista male, Riccardo Petrella (dirigente pugliese e promotore del referendum sull'acqua) è saltato per fare largo ad un manager esterno. Lo stesso governatore non ha mai tolto la tariffa del servizio idrico che il referendum (che lui stesso ha appoggiato) prevedeva di eliminare. Per non parlare dei finanziamenti della campagna elettorale: credete che bastino i soldi dei simpatizzanti per strutturare quella (bellissima e ben fatta) campagna? Lo stesso Merlo parla dei rapporti con Don Verzè, si potrebbe continuare l'elenco ma credo che il messaggio sia passato. Insomma, Dottor Jekyll e Mr. Hide!