mercoledì 27 febbraio 2013

La solitudine dello smacchiatore di giaguari

Io accettai la sconfitta annegando l'ottusità del popolo della sinistra nelle righe di un articolo in questo blog. Parlo delle primarie di novembre: io, infatti, sostenevo Renzi.
Da ieri, invece, abbiamo la certezza del fallimento antropologico del modus pensandi dell'attuale classe dirigente del PD e della sinistra in generale. La loro tristezza mascherata da false simpatie, da pseudo ritocchi emotivi ai candidati, dalle prevedibili battute, da banali torpiloqui elettorali è emersa con uno schiaffo roboante dalle urne.

Il suicidio del PD. (capitolo 1)
Perdere 6-7 punti nel giro di due mesi contro un cadavere ed un urlatore di piazza non è impresa facile. Il bacillo della sfrontatezza e l'arroganza delle finte primarie (in cui Renzi è stato addomesticato in tutti i modi con regole e regoline create ad hoc) ha mostrato tutti i suoi punti deboli. I castelli di carta (a sinistra) non reggono.
Gli errori non sono stati solo del PD ma di tutta la sinistra, quella sinistra vecchia, maleodorante, prevedibile, spenta, scarsamente empatica e in bianco e nero. Non c'è più spazio per dichi figlio delle dichiarazioni di Fassina, dei Giovani Turchi, del partito Repubblica, della Finocchiaro, di Stumpo, della Camusso, della CGIL. L'Italia non vuole questa mentalità, questa antropologia d'uomo, non vuole mezzi leader come non vuole quel rigore di stampo europeocratico cieco ed oltranzista.

Neanche Renzi fa i miracoli. (capitolo 2)
Ora la sinistra è spiazzata dal risultato elettorale. Non ha più nulla con cui difendersi, è nuda, isolata e destabilizzata. Cosa pensa di fare ora? Semplice invocare l'aiuto dell'unico vero leader che parla alla gente e che riempie piazze e teatri come Grillo. Ma tutti sapevano (anche prima delle politiche) che Renzi avrebbe vinto le elezioni a mani basse e che non avrebbe permesso lo scorazzamento libero delle cazzate di Silvio (per l'ennesima volta unico, risorto per la terza o quarta volta) o degli appelli politici di un comico. Ci rendiamo conto che il nuovo guru della politica è Casaleggio?


Purtroppo è troppo tardi: ora Bersani ha in qualche modo una maggioranza ed è costretto a trovare l'intesa per varare due o tre leggi come la riforma elettorale per poi tornare alle urne. Ma con chi? Se va con il PDL (si griderà all'inciucio) appena si torna a votare Grillo prenderà il 40%. Se riuscirà con il M5S non potrà rivendicare nulla perché saranno i grillini a farlo. Il PD è contaminato ed infetterà (almeno ora) chiunque si avvicinerà.

Occorre giocare e non stare sempre in difesa. (capitolo 3)
L'apparato ha fatto una brutta figura. E' il primo partito d'Italia sia per numeri che per tristezza. E' il partito vincitore sconfitto. Per giocare una partita seria allora occorre rivoluzionare partendo proprio dall'odiato apparato. Renzi deve avere gli strumenti per poter vincere ma la goleada da subire sembra inevitabile. Occorre perdere con onore: via tutta la segreteria del partito! Via Bersani (forse il meno colpevole) via i giovani turchi, via i segretari regionali che hanno composto le liste praticamente a loro piacimento (pensavano mica che l'Italia avrebbe abboccato alle finte parlamentarie!). Cambiare mentalità: più coraggio, meno conservatorismo, serve una mentalità diversa, una mentalità che riesca a comprendere le logiche degli elettori di Grillo e di Berlusconi senza ripiegare con scontate, vetuste inquisizioni rivolte all'elettorato italiano o ai metodi propagandistici e demagogici di due grandi comunicatori come Grillo e Berlusconi. E' il PD che non riesce ad attrarre quei voti, si chieda il perché.




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