sabato 27 giugno 2015

COME IL CONFLITTO GENERAZIONALE NON PUO' NULLA CONTRO I SELFIE.

Emersione dell'inconscio, il mea culpa. Da "Uccidi tuo padre" a "Libera quei quattro neuroni".
Breve invito al parricidio dopo il raggiungimento dell'infanticidio strutturato.

L'operazione "Uccidi tuo padre" destò molto scalpore e sconcerto nelle aule accademiche dell'Università di Urbino. Era il 2007 e la piccola associazione studentesca Agorà (ancora viva e vegeta) lanciava la campagna nello sconcerto totale di parte dei docenti, buona parte del PTA, di molti studenti e soprattutto dei sindacati (quelli che tentavano sistematicamente e caparbiamente di entrare nelle simpatie giovanili facendo proseliti alle menti ancora vergini di molti universitari).

Eravamo pionieri. Avanguardia. O forse solo paleofuturismo. Come si comprenderà, ero parte attiva di quell'associazione.
Oggi sembra più semplice spiegare le motivazioni della scelta del nome (crudele e metaforico) di quell'operazione che tentava semplicemente di sensibilizzare l'opinione pubblica e risvegliare le nostre coscienze (i quattro neuroni che ci sono rimasti) dei ragazzi assopite da spritz, asettici manuali e ambizioni che si sarebbero poi scontrate (da lì a pochi anni) con la perfidia del mondo del lavoro. (è la realtà baby).
Il grido di allarme era un campanello suonato per resuscitare la coscienza nei confronti di un declino sociale, economico, politico e demografico che riguardava (e riguarda) proprio i giovani del nostro paese. 

Non solo il calo demografico (di conseguenza il minor peso specifico politico) ma anche il lavoro precarizzato e a singhiozzo (c'era anche prima della crisi), la totale dipendenza alla famiglia (il massimo splendore del welfare familistico all'italiana, il welfare de noatri), l'impossibilità di ricevere credito, di avere accesso ad una casa propria, di fare figli e il sacrilegio della pensione.

Ancora oggi lo scenario politico e normativo è scevro di "piani giovani". Sembra di vedere un deserto senza neanche il miraggio di un'oasi. Posso affermare che solo (giusto appena) il job act cerca in qualche modo di indicare una strada (colma comunque di trabocchetti). Le superbe manovre di spesa dell'attuale governo (per incentivare un qualcosa) hanno finora riguardato i lavoratori con gli 80 euro (ergo hanno interessato poco i giovani che sono disoccupati) e i pensionati (con la coercitiva sentenza della Consulta* che ci impone di rispettare i diritti (regali?) acquisiti. Aggiungo anche che non esiste struttura politica, d'interesse, lobby che agisca o abbia a cuore la questione giovanile.
Raggiungiamo l'assurdo pensando ai sindacati e a tutti i capi bastone che ci ricordano (lezione gratuita di morale quotidiana) del patto generazionale, della bontà delle loro gesta, del sacrificio passato e del meritato riconoscimento del loro sacrosanto lavoro. A tutti dico grazie. Ottima pratica di onanismo intellettuale attua ad addolcire la coscienza di tutti. 

Ora però spiegateci come avete potuto fotterci in questo modo. 
Ad una seconda analisi, però, giungo al vero tema giovanile che non riguarda l'esterno ma proprio l'interno: la coscienza. Non la vostra, cari genitori, ma la nostra. 
Il percorso di introiezione fa più o meno così: negazione della realtà, mistificazione dell'odierno, mera sommatoria di ignoranze collettive e impotenza nel sovvertire il sistema. Praticamente una passione sconfinata per l'harakiri.
Una macchina collaudata che brucia debito e corporazioni e si autoalimenta di spesa pubblica con il fine di riprodursi tale e quale. Una creatura famelica e spaventosa che non riusciamo a vedere. Proliferazione di sacrilegi politici che sarebbero aborriti in una nazione seria hanno prodotto una situazione scandalosa per le future generazioni. 

Ma a tutto questo cosa abbiamo fatto noi diretti interessati? La resistenza alla conservazione (o alla putrefazione) è arcigna ma noi sappiamo solo contrapporre selfie moijto (con il massimo rispetto per entrambi). A noi basta il placebo, tipo urlare a mo' di rivoluzionario il taglio degli stipendi  dei politici brutti e corrotti, abolire gli organi della politica (magari tutti), sentirci annunciare un reddito di cittadinanza, sapere che esistono dei salvatori della patria detti anche pentastellati, rivedere le stelle, le ruspe, Ancellotti al Milan, le finte assunzioni nella scuola, l'estate sta arrivando, l'Iphone a rate.

Ora, pubblicamente, voglio fare un mea culpa, perché anche io ho contribuito a questa asfissia celebrale, a questo ipoattivismo critico, a questa valle di lacrime che odora di capiroska. 
Preso atto
che i nostri padri non hanno mai (e dico mai) ammesso le loro colpe che ci hanno consegnato ad un purgatorio melmoso,
visto
che non hanno mai fatto ammissione della loro opulenza come faro direzionale della carcassa Italia** e considerato 
che i nostri fratelli maggiori si sono assopiti guardando il vuoto infinito costruito dai padri, rimanendo interdetti in un limbo a metà tra la complicità e la subordinazione, 
prendo coscienza del peccato originale. Quel peccato che gli avi hanno lasciato agli eredi senza la possibilità di un battesimo purificatorio. E mi dichiaro colpevole!
Questa confessione, quest'atto di accusa è un autodafè. Non gioverà né a me né ai miei simili...ma forse depurerà la coscienza di quelli che, ad ogni dibattito, tentano di cavarsela, di svincolare, di dribblare, le scorie politiche-economiche-sociali che hanno prodotto. Metempsicosi geriatricaPalingenesi purificatrice.
Weber, etica della responsabilità. RIP.

*Sembra che proprio questi giorni si sia pronunciata di nuovo al temuta Consulta (Tribunale di stillicidio giovanile) imponendo (ormai decide più di un Governo) l'illegittimità del blocco dello stipendio per il pubblico impiego (ovviamente colmo di ragazzi!!!!!). Altra correzione economica a sostegno dei garantiti.

**Freud: "...è pensabilissimo che anche il senso di colpa prodotto dalla civiltà non venga riconosciuto come tale, rimanga in gran parte inconscio o venga in luce come un disagio, come una scontentezza, per cui si cercano altre motivazioni". [La fonte non la ricordo].

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