Un terremoto ha travolto il centro-destra nell'ultimo anno. Uscì vincitore dalle urne ( 2008) con un risultato clamoroso, quasi tracotante per poi imbattersi in lotte clandestine ed interne che portarono Fini fuori dal PDL. Quello fu il primo duro colpo per il partito di Berlusconi. Ma sembrò reggere perfettamente la situazione. Poi lo spread, Napolitano, il calo dei consensi, il rischio di default, quindi Monti e Napolitano costrinsero il Cav ad arrendersi senza condizioni. Il risultato fu un Governo di tecnici appoggiato anche e soprattutto dal PDL. Doppia mortificazione: spodestati e costretti ad appoggiare le manovre lacrime e sangue del nuovo governo.
Oggi Berlusconi sembra fortemente indeciso. Sembra fuori dai giochi ma vorrebbe esser di nuovo protagonista della scena politica. Il suo consigliere di fiducia, Letta, lo sconsiglia vivamente ma l'imprenditore politico sembra non voler mollare. D'altronde come dargli torto. Il suo è uno spirito guerrigliero, sempre pronto alla sfida. Gli occhi del Cav vedono con immensa tristezza la macerie di un partito che con lui era stato glorioso. Lui padre politico, leader indiscusso, unico collante del centro-destra nella Seconda Repubblica. Lui, plurivotato, plurieletto non riesce a rimanere immobile difronte a tutto ciò. Il padre vuole salvare la sua creatura e dimostrare al mondo intero che esiste ancora, che è ancora lui, l'immortale. Vedere, invece, Angelino non riuscire a tenere insieme i cocci, sentire i propositi rottamatori della Santanchè, ascoltare le ire di Alemanno cariche di fame di potere rattristano il Cav. Eppure lui ha ancora tanta voglia: si capisce benissimo. Pensate che in questi mesi non è mai riuscito a smentire l'idea di potersi rituffare in una nuova avventura. Temporeggia, temporeggia da tempo. Ora che anche la Lombardia è saltata, ora che è in forse anche l'alleanza storica con la Lega, ora che nel Lazio è saltata la Polverini tutto il PDL si appresta a guardare cosa succederà in Sicilia. Quella sarà una dura prova di forza. Ma il panorama è chiaro. Il centro-destra (che secondo Angelino vuole vedere verso l'Europa, verso il PPE, verso i moderati) non ha più una guida e solo oggi si accorge della potenza ormai esaurita che fu del Cav. La determinazione che unì (senza mai dover ricorrere ad un congresso) l'ideologia di destra, a volte reazionaria con quella liberale e cattolica.
Ora, vedere le misere percentuali del suo partito che sfiorò (neanche cinque anni fa il 40%) fa salire il cuore in gola a Berlusconi. Purtroppo il nuovo che avanza (Renzi e Grillo) sono troppo simili e troppo forti per una nuova lotta cavalleresca per tornare a guidare il paese fuori dalla crisi. Infine l'ultima mazzata: l'allontanamento irreversibile di un suo ex alleato, Casini. Bene, neanche il leader dell'estremo centro sembra esser più intenzionato ad avere rapporti con il Cav. In questo modo il centro-destra cioè il PDL ha un solo modo per ricompattarsi: fare le primarie e dividere le sfere d'influenza in correnti fedeli al partito ed al leader che verrà eletto. Viceversa assisteremo allo sgretolamento coatto del partito (o meglio cartello elettorale) che è il PDL.
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