Dopo accenni di riflessioni il Monti-bis sembra scontato. Il proficuo dialogo intessuto tra l'attuale Presidente del Consiglio e dal Presidente della Repubblica fa pensare che qualcosa si sta muovendo.
Con l'attuale legge elettorale e l'attuale frammentazione politica difficilmente vedremo variare sensibilmente la composizione parlamentare. Solo il centro sinistra e la freschezza grillina potrebbero riservare sorprese. Secondo i sondaggi il movimento di Grillo potrebbe arrivare a toccare il 20%. L'aumento dei consensi sarebbe da attribuire alla caduta libera del PDL. Lo scandalo della Regione Lazio avrebbe causato lo slittamento di una parte dei voti del centro-destra verso il Movimento 5 Stelle. L'area centrista emana odorare di antico: nessun cambiamento all'orizzonte. Questo comporterebbe la stabilizzazione dell'UDC tra il 6 e 8%. Difficilmente inizierebbe a crescere. Il centro sinistra sembra invece molto in fibrillazione: merito del solito Renzi che con il tuor in giro per le provincie italiane sta mietendo consensi rendendo le prossime primarie del 25 novembre molto interessanti e non scontate.
Questo panorama stimola a diverse considerazioni. La più importante riguarda la legge elettorale che, come sottolineato, sembra immune ai cambiamenti. Il porcellum sarebbe (addirittura) da preferire al proporzionale (sponsorizzato dai centristi e parte del PDL) che porterebbe all'ingovernabilità matematica, nonostante il premio di maggioranza al partito più votato. Nessun partito (presumibilmente nessuna coalizione) riuscirà a raggiungere il 50% +1 alle votazioni di primavera. Neanche l'attuale legge garantirebbe una solida maggioranza. Inoltre la discussione diviene maggiormente complessa se focalizziamo l'attenzione all'elezione dei senatori visto che avvengono su base regionale e non nazionale.
In questo equilibrio caotico (indotto) l'unica certezza che potrebbe guidare l'Italia fuori dalla crisi è Mario Monti. L'attuale Presidente gode di grande fiducia da parte del Quirinale. D'Alema e la parte più conservatrice del PD lo preferirebbero al rottomatore Renzi per ovvie ragioni esistenziali. I centristi guidati da Casini, oltre a correre il rischio di esser spazzati via dal sindaco di Firenze, in questo momento storico non avrebbero le forze per incidere politicamente. Per tale ragione converrebbe loro attendere lasciando un moderato (che gode di simpatie cattoliche) al governo. Il PDL non ha (semplicemente) le forze per ottene diritto di tribuna nella dialettica politica che conta. Grillo non sarebbe mai in gradi di guidare il paese per più di una settimana visto che non gode di nessuna copertura, non è riuscito in questi anni a conquistare le simpatie giornalistiche (escluso il Fatto), politiche, religiose, bancarie, o delle grandi lobby.
In sintesi, non riuscendo nessuno a governare e non potendo permettersi una seconda votazione successiva (dato il panorama politico cristallizzato) si ricorrerebbe all'ausilio dei famigerati tecnici. Gioco semplice di chi non può e non vuole (ad eccezione di pochi) assumersi la vera responsabilità di governare mettendoci la faccia e avviando percorsi di riforma a lungo termine. Prepariamoci ad un possibile Monti-bis!
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